L’AQUILA – A quattro anni dal sisma dell’Aquila “numerose sono le problematiche che, di fatto, impediscono un avvio concreto della ricostruzione pesante ed in particolare dei centri storici”.
Questo quanto affermano gli Stati generali abruzzesi dell’edilizia.
In particolare, per quanto riguarda le risorse, secondo gli Stati generali, quelle attualmente in cassa, pari a 1,2 miliardi di euro, “sono sufficienti per finanziare i progetti rimasti in coda all’esame della filiera burocratica e, forse, per i progetti dell’asse centrale del solo centro storico. Si ipotizza realisticamente l’esaurimento del plafond già entro il 2013”.
In materia di contributo agevolato, inoltre, secondo associazioni e sindacati “se non ci saranno fondi accreditati sui conti correnti dei cittadini i cantieri non apriranno” perché “le imprese non sono più nelle condizioni di anticipare”.
“Il prossimo Governo – si legge ancora nel documento – deve essere più incisivo presso l’Unione Europea e difendere con maggior vigore le ragioni delle aziende del cratere indennizzate per i danni subiti dal sisma, alle quali oggi si chiede la restituzione al 100 per cento dei tributi non versati”.
La ricostruzione, inoltre, deve essere posta “quale questione nazionale. Il Parlamento dovrà tornare ad occuparsi, a tempo pieno, del destino del cratere sismico. L’Aquila, come sesta città monumentale – concludono gli Stati generali dell’edilizia – è un patrimonio nazionale da tutelare”.



