L’AQUILA – La Regione Abruzzo chiederà un incontro urgente a Sandro Gozi, sottosegretario alla Presidenza del Consiglio dei ministri con delega alle Politiche europee, per valutare direttamente la natura della richiesta della Commissione europea sugli Aiuti di Stato connessi al terremoto del 6 aprile 2009.
Lo ha assicurato il vice presidente della Giunta, Giovanni Lolli, ai rappresentanti delle forze economiche, sociali, imprenditoriali e professionali dell’area del “cratere” incontrati stamane nella sede della Regione Abruzzo a palazzo Silone.
“La questione è molto delicata – ha spiegato Lolli – perché il governo, su richiesta della Commissione europea, vuole avere la documentazione contabile di aziende e privati con partita Iva relativa ai danni subiti e altre compensazioni ricevute”.
Il totale delle agevolazioni fiscali e contributive si aggira intorno a 180 milioni di euro, ci sono circa 3.585 beneficiari, di cui 115 imprese, che hanno ottenuto agevolazioni superiori al ‘de minimis’ (200 mila euro) e altri 17.493 beneficiari al di sotto di quella soglia.
“Stiamo parlando di numeri rilevanti – ha detto Lolli – Da qui la necessità di “avere una interlocuzione diretta e immediata con il governo” prima di avviare la procedura di ricognizione contabile così come chiede la Commissione e di inviare, entro il 4 settembre, qualsiasi documento così come richiede l’esecutivo.
“Con il sottosegretario Giovanni Legnini e la senatrice Stefania Pezzopane – ha detto Lolli – chiederemo a Gozi se questo tipo di accertamento è stato avviato anche per tutte le altre regioni colpite da calamità naturale e se la documentazione richiesta fa riferimento solo alle aziende del ‘cratere’ che hanno avuto agevolazioni superiori alla soglia del de minimis”.
L’indagine disposta dalla Commissione europea nasce dal fatto che l’agevolazione fiscale non ha stabilito alcun nesso tra l’aiuto concesso e il danno subito a seguito del terremoto e quindi la ricognizione servirebbe a individuare aziende che, da tale abbattimento, hanno ottenuto benefici economici superiori ai danni subiti.
Il governo italiano, infatti, ha concesso agevolazioni fiscali con la legge 183/2011, prima della formale notifica alla Commissione avvenuta nel luglio 2012.
“È una circostanza che dobbiamo assolutamente scongiurare – ha concluso il vice presidente Lolli – perché significherebbe chiedere alle aziende del territorio di ridare indietro liquidità in un momento così drammatico per la nostra economia”.
Da tempo la Commissione europea ha avviato un’indagine per capire se siano stati dati troppi aiuti fiscali e a troppi soggetti dopo il sisma del 6 aprile 2009 che ha distrutto L’Aquila, una partita da 500 milioni di euro.
Ossequioso a questa intenzione degli organi comunitari, a inchiesta in corso e non ancora finita, per ben tre volte il governo italiano, premier Mario Monti prima ed Enrico Letta poi, ha provato a imporre da subito la restituzione al 100% di tasse e contributi sospesi a seguito del sisma, superando una legge dello Stato, la cosiddetta “legge Letta”, che lo fissa abbattuto al 40%.
L’Europa impone agevolazioni solo per chi dimostri direttamente di aver subito danni a causa del disastro naturale: nei giorni frenetici post-6 aprile, invece, le tasse e i contributi furono sospesi a tutti indiscriminatamente, questo è il nodo.
A fine dicembre 2012, l’allora ministro per la Coesione territoriale Fabrizio Barca, ha proposto un emendamento alla legge di stabilità (la vecchia Finanziaria) che si è guadagnato la poco simpatica etichetta di “killer” per gli effetti sulle migliaia di soggetti interessati, mentre lui lo chiamava “legge dei giusti”, tra gli improperi di imprenditori e amministratori locali.
Dopo una prima sollevazione del “cratere”, forti oppositori i relatori della legge tra i quali l’attuale sottosegretario all’Economia con delega alla Ricostruzione Giovanni Legnini, ci si è riprovato 6 mesi dopo, giugno 2013, con un emendamento alla legge Comunitaria, quella che recepisce gli obblighi imposti dall’Europa sovrana alla politica italiana.
E ancora, solo 10 giorni dopo l’ennesimo, scampato pericolo, a luglio dell’anno scorso, con un emendamento alla legge di conversione del “decreto lavoro”. Ora la doccia fredda: il governo Renzi chiede informazioni e sembra sempre più allineato alla posizione della Ue. Alberto Orsini
RAINALDI (CONFINDUSTRIA L’AQUILA): “IMPRENDITORI NON PAGHERANNO”
“Un po’ in sordina e in un periodo in cui tutti sono in ferie, il governo Renzi ha riaperto la madre di tutte le battaglie, la vertenza sulla restituzione di tasse e contributi sospesi dopo il sisma del 6 aprile 2009. Noi imprenditori del ‘cratere’ saremo al fianco dell’esecutivo nella lotta contro l’Europa, ma se si perde non potremo essere noi a restituire fondi, sarà il governo a essere responsabile”.
Così il delegato di Confindustria L’Aquila in materia di ricostruzione, Ezio Rainaldi, prende posizione a seguito della diffusione della notizia di una lettera inoltrata da Sandro Gozi, sottosegretario alla Presidenza del Consiglio con delega alle Politiche europee, per richiedere la documentazione contabile di aziende e privati con partita Iva relativa ai danni subiti e altre compensazioni ricevute.
Le norme comunitarie, infatti, prevedono aiuti di Stato solo a imprese che abbiano subito danni direttamente collegati a catastrofi naturali come il terremoto. In caso di illegittimità accertata, potrebbe chiedere la restituzione al 100% in tutti gli altri casi, ipotesi per cui si battono imprenditori e categorie.
La novità è venuta fuori in un vertice tra le associazioni di categoria e il vice presidente della Giunta regionale, Giovanni Lolli, al quale ha preso parte il direttore di Confindustria L’Aquila, Carlo Imperatore.
“Noi imprenditori abbiamo avuto l’unico vero aiuto dallo Stato 5 anni fa attraverso una legge, la cosiddetta ‘legge Letta’, che fissa la restituzione abbattuta al 40% per tutti – ricorda Rainaldi – Lo stesso Lolli più volte ha difeso questa legge da emendamenti che volevano bypassarla o sopprimerla”.
“Chiamarci in causa ora e dirci ‘difendiamoci, se si perde poi si restituisce quanto si è ricevuto’, per noi è inaccettabile. Se si perde si dovrà pagare, ma non possono essere gli imprenditori a pagare, dopo 5 anni sarebbe una definitiva condanna del tessuto economico e produttivo di questo territorio”, prosegue.
Per il delegato alla Ricostruzione, “non dobbiamo difenderci da alcuna accusa: non accettiamo in partenza la domanda che ci pone l’Europa, se la ‘legge Letta’ fosse propria o impropria e, quindi, rifiutiamo ab origine l’ipotesi di un’infrazione”.
Da Rainaldi anche un avvertimento agli enti locali. “Staremo a fianco dei nostri governanti, che fa bene a sollevare il problema della disparità con altre situazioni simili, ma non ci devono utilizzare come una testa di ariete che poi resta ferita dopo aver sfondato la porta. Siamo al di sopra di qualsiasi risultato che venga dalla vertenza del governo contro la Ue. Non possiamo essere noi a pagare”.



