ROMA – Tra ieri ed oggi sono stati contatti altri 7 italiani dei quali si erano perse le tracce, portando a 10 il numero dei connazionali residenti in Giappone che mancano all’appello dopo il devastante terremoto che ha colpito il Paese. Sono stati rintracciati e stanno bene – si è appreso inoltre alla Farnesina – i cinque italiani che si trovano nella prefettura di Fukushima dove ci sono gli impianti nucleari a rischio di esplosione. I dieci ancora da rintracciare sono residenti in Giappone – nelle prefetture di Iwate e Miyagi (nord-est) – regolarmente iscritti all’anagrafe dei connazionali all’estero, l’Aire. Mentre continua, 24 ore su 24, il lavoro della cellula permanente istituita presso la sede dell’Ambasciata d’Italia a Tokyo, è stato istituito un presidio all’aeroporto della capitale, Narita, per agevolare nelle pratiche gli italiani che intendono imbarcarsi sui voli Alitalia (da ieri tornati alla normalità) per fare rientro a casa. Prosegue anche l’opera di informazione dell’ambasciata – tramite mailing-list – con gli ultimi aggiornamenti sulle agevolazioni del Governo nipponico per gli italiani interessati ad un “rientro temporaneo” in patria senza il necessario “permesso di rientro”.
GLI ITALIANI BLOCCATI: ‘ABBIAMO PAURA’
Si sono chiusi in casa e vivono aggrappati a Internet e ai telefonini per capire cosa fare: una decina di ricercatori italiani, che insieme ad altri colleghi stranieri lavorano per un istituto di ricerca giapponese a Tsukuba, una città a 70 chilometri a nord-est di Tokyo, temono che la situazione della centrale nucleare di Fukushima peggiori e chiedono all’Italia di attivarsi per dare notizie e consigliare il da farsi. “Per ora – dice al telefono all’ANSA Corrado Mandoli, uno dei ricercatori – l’allarme radioattivo è basso e qui non è prevista alcuna evacuazione.
Ma il nostro timore è che se la situazione dovesse peggiorare, e questo può avvenire in qualsiasi momento nelle prossime ore, poi sia troppo tardi. Siamo a 200 chilometri dalla centrale, e in caso di esplosione sarebbe una distanza irrisoria. Inoltre, è previsto l’arrivo di un altro tsunami, che potrebbe colpire la centrale e peggiorare la situazione”. Andar via adesso, spiega, sarebbe complicato con le loro forze: “la benzina è finita e comunque ci dicono che la strada per Tokyo è praticamente bloccata, per fare 70 chilometri ci vogliono almeno quattro ore. E poi temiamo che mentre siamo in viaggio succeda qualcosa che ci colga impreparati”.
Gli italiani hanno già contattato l’ambasciata italiana a Tokyo: “ci hanno detto di stare in casa e aspettare e che ci richiameranno loro”. Intanto l’acqua comincia a scarseggiare e così pure i cibi pronti nei supermercati. “Abbiamo scorte sufficienti per due-tre giorni” spiega Mandoli. “I venti – aggiunge – per ora soffiano in direzione opposta rispetto a dove siamo noi. Ma potrebbero cambiare direzione. E intanto la nube radioattiva si sta ampliando e i vapori stanno ancora uscendo dalla centrale. Per ora, ripeto, i livelli di radioattività non sono alti, ma temiamo che la situazione diventi catastrofica da un momento all’altro. Che dobbiamo fare? Noi vorremmo essere il più lontani possibile da qui, ma non sappiamo se muoverci, come muoverci e se farlo subito. La Farnesina ci aiuti a capire cosa dobbiamo fare”.



