L’AQUILA – Il sindaco dell’Aquila, Massimo Cialente, si lamenta del fatto che all’Aquila è tutto fermo? “Ci sono molte cause ma anche il territorio ha le sue responsabilità. Io ho visto un territorio, quello emiliano, molto diverso dalla mia esperienza aquilana. È sempre facile dare le responsabilità ad altri, a chi sta fuori”.
Lo ha affermato durante un’intervista a Radio Capital il capo della Protezione civile, Franco Gabrielli, prefetto dell’Aquila nei mesi del post terremoto in Abruzzo del 2009.
“C’è in alcune comunità un attivismo – ha detto – una voglia di fare, che sono insiti. La differenza, storicamente, in Italia, non la fa la quantità di denaro destinato agli aiuti ma la capacità di progettualità di ogni singolo territorio”.
“E gli emiliani – conclude Gabrielli – hanno reagito meglio”.
CIALENTE: “LA COLPA E’ DI GOVERNO E BUROCRAZIA”
“La tragedia dell’Aquila si chiama governance e burocrazia”.
Questa, a Capital All News, la risposta del sindaco del capoluogo abruzzese, Massimo Cialente, alle dichiarazioni del Capo della Protezione civile Franco Gabrielli, fatte sempre ai microfoni di Radio Capital.
“Altro che volontà e progettualità del territorio. Colpa di un governo e di tutto un meccanismo che ha creato una governance in cui gli enti locali non avevano alcun ruolo. Da aprile al primo febbraio 2010 siamo passati dal potere assoluto della Protezione Civile a un regime di commissariamento, in cui la stessa organizzazione escludeva completamente un ruolo degli enti locali”.
Il sindaco respinge le critiche perché, spiega, “Gabrielli ha perso la capacità di avere notizie sulla situazione aquilana, noi abbiamo dovuto inventare come ricostruire. Le città vanno ricostruite dai cittadini non da un potere commissariale”.
“A Gabrielli vorrei ricordare – ha aggiunto poi in un successivo comunicato stampa – che la fortuna degli emiliani è di aver evitato, alla luce delle nostre esperienze negative, di subire i tre anni di commissariamento che hanno espropriato gli aquilani, le aquilane e le loro istituzioni di qualsiasi potere decisionale”.
“Spero che venga presto ricostruita la storia della fase dell’emergenza e della ricostruzione della città – ha concluso – affinché si chiariscano le gravi responsabilità e le scelte centraliste che, spogliando di qualsiasi ruolo gli enti locali, hanno portato agli errori e alla perdita di tempo di cui abbiamo pagato il prezzo sulla nostra pelle.
MANTINI (UDC): “GABRIELLI HA UN PO’ RAGIONE”
“La critica del capo della Protezione civile, Franco Gabrielli, mette il dito nella piaga perché all’Aquila i ritardi nella ricostruzione sono evidenti e non dipendono certo dal carattere degli aquilani”.
Lo afferma il deputato dell’Udc Pierluigi Mantini.
“Si è creato un meccanismo politico-burocratico mostruoso con un modello privatistico di ricostruzione frenato dal sistema pubblico. Il risultato è che gli aquilani sono più ricchi e L’Aquila è più povera”.
“Ho criticato più volte questo sistema e indicato soluzioni, inascoltato”.
“La ricostruzione avrà impulso quando L’Aquila si aprirà al mercato, regolato e trasparente, e non al clientelismo e al localismo”.
PEZZOPANE: “CHIODI SUCCUBE DI CRICCA BERLUSCONI”
“Si può essere così superficiali? Ho lavorato a fianco di Gabrielli per molti mesi e sono veramente delusa e arrabbiata”.
Lo afferma l’assessore del Comune dell’Aquila Stefania Pezzopane in merito alle dichiarazioni del capo dipartimento della Protezione civile, Franco Gabrielli.
“Come può aver dimenticato le nostre condizioni? Come può dire una cosa così assurda? Reazione migliore? Rispetto a cosa? Ai 309 morti che ancora piangiamo? Al nostro centro storico bloccato da vergognose procedure imposte dal governo e dal commissario Chiodi?”, aggiunge.
“La verità è un’altra. Gli emiliani, persone meravigliose, erano con noi già il 6 aprile e loro, sono certa, non direbbero mai una cosa come quella detta ingiustamente da Gabrielli. Gli emiliani hanno un vero presidente della Regione, Vasco Errani, che non si è fatto certo togliere con soggiacenza i poteri come ha fatto Chiodi, il nostro inutile e dannoso presidente della Regione, dalla cinica cricca Berlusconi e co, che scorrazzava con ampio codazzo tra tendopoli e case distrutte”.
“Molti hanno costruito carriere sul terremoto, noi siamo ancora qui col nostro dolore con mille problemi ereditati da un cinismo che per fortuna gli emiliani non stanno conoscendo”.
3E32: “CON QUALE CORAGGIO GABRIELLI PARLA?”
“Ci chiediamo con che coraggio Gabrielli si permetta ancora di dare simili giudizi su L’Aquila”.
Lo scrive in una nota il comitato aquilano 3e32 in riferimento alle dichiarazioni rilasciate oggi dal capo della Protezione civile Franco Gabrielli.
“Noi non abbiamo dimenticato il ruolo che ha svolto l’attuale capo della Protezione Civile nell’immediata emergenza – scrivono – Gabrielli non solo era vice-commissario (vice di Bertolaso), ma era anche prefetto, con il compito specifico di vigilare sulle possibili infiltrazioni e speculazioni da parte della criminalità organizzata e delle ‘cricche’ nella ricostruzione”.
“Possibile che Gabrielli – prosegue la nota – che condivideva il comando della gestione del post-emergenza insieme a Bertolaso, non si sia accorto di nulla? Ci chiediamo con che coraggio questa persona affermi oggi che all’Aquila non c’è stato ‘attivismo’ o ‘voglia di fare’?”.
“Se questa affermazione è in parte vera – si legge nel comunicato – ciò è dovuto al fatto che la Protezione Civile ha represso e ostacolato, fin dai primi giorni delle tendopoli, ogni forma di volontà di partecipazione attiva, auto-organizzazione e dissenso da parte della popolazione”.
“Se in Emilia le cose stanno andando diversamente – sottolinea il 3e32 – è anche grazie alla forza che ha dimostrato una parte del nostro territorio, denunciando e ribellandosi alle ingiustizie e alla speculazione delle cricche, e contribuendo a far venir fuori tutto il marcio che c’era ai vertici della Protezione Civile”.
“Purtroppo però – conclude la nota – le parole e le azioni di Gabrielli, ci dimostrano chiaramente che quel marcio è bel lontano dall’essere superato, ma noi non ci stancheremo mai di dirlo a testa alta”.



