L’AQUILA – Un’analisi del patrimonio religioso aquilano extra-moenia, cioè fuori le mura, alla luce del terremoto e future strategie di ricostruzione dei beni monumentali del “contado”.
È questo il senso del volume del nunzio apostolico in Serbia monsignor Orlando Antonini presentato oggi pomeriggio presso il salone assemblee dell’Ance dell’Aquila.
Oltre all’autore erano presenti, sul tavolo dei relatori, i docenti della “Sapienza” e dell’ateneo del capoluogo, Pietro Graziani e Angela Marino, l’assessore del Comune dell’Aquila Vladimiro Placidi e l’architetto Corrado Marsili dell’ufficio del vice commissario per la Tutela dei beni culturali.
In sala molte personalità: l’arcivescovo metropolita dell’Aquila, monsignor Giuseppe Molinari, il vicario, monsignor Giovanni D’Ercole, il primo cittadino del capoluogo, Massimo Cialente, che ha portato il suo saluto, il vice presidente del Consiglio regionale Giorgio De Matteis e il vice commissario per la Tutela dei beni culturali, Luciano Marchetti.
Molto dibattuto il tema su quale ricostruzione sia possibile per la città colpita dal sisma del 6 aprile 2009 e tutti i centri del “cratere”, in particolare si è puntato l’accento sulla necessità di una grossa mole di finanziamenti per il recupero dell’immenso patrimonio culturale danneggiato dal terremoto.
Da parte sua monsignor Antonini ha sottolineato che anche la Chiesa aquilana ha fatto suo il motto utilizzato in Friuli in occasione del sisma del 1976: “prima le fabbriche, poi le case, quindi le chiese” ma, ha precisato il nunzio, “oggi le nostre fabbriche sono i monumenti, sacri e non, perché L’Aquila e il ‘cratere’ possono rinascere a partire da quello che è strutturalmente presente sul territorio: la bellezze paesaggistiche e naturali, quelle architettoniche e quelle culturali” mentre, “come insegna la storia recente del polo elettronico gli insediamenti industriali vanno e vengono a seconda delle convenienze”.
“La storia e la tradizione, invece – ha proseguito Antonini – non sono delocalizzabili”.
Infine, le battute finali, il nunzio le ha spese per rinnovare l’invito “a fare la città ‘solleciti et uniti’, come raccontò Buccio di Ranallo nel 1254”, ribadendo il concetto già espresso nell’intervista rilasciata ad AbruzzoWeb nel dicembre 2011. (pi.bi.)



