TERAMO – Giovanni Legnini, in scadenza a fine anno, potrebbe restare alle guida della struttura commissariale della ricostruzione 2016 per l’intero 2023, prima di passare le consegne. Vittima anche lui della micidiale legge non scritta dello spoils system, da parte del centrodestra trionfante. Lasciando il suo posto, a prescindere da curriculum, meriti e risultati ottenuti sul campo, ad un uomo di centrodestra, in questo caso, in molti assicurano, Guido Castelli, neosenatore di Fratelli d’Italia, ed ex sindaco di Ascoli Piceno, ex assessore regionale e avvocato cassazionista. Non è detto come commissario, ma come sottosegretario con delega specifica, e con smantellamento della stessa struttura commissariale, trasferendo la gestione del processo di ricostruzione alle quattro Regioni del cratere, sul modello del post sisma del 1997 in Umbria e Marche.
Il centrodestra al governo vede Legnini certo come un uomo di centrosinistra, ma dialogante e mediatore. E con un curriculum di tutto rispetto, che non suggerisce come opportuna una sua rude rimozione, e secondo fonti bene informate appunto potrebbe in ogni caso rimanere alla guida per l’intero 2023 per seguire il delicato passaggio di consegne, alla luce degli ottimi risultati ottenuti.
“Giovanni Legnini non si tocca!”: è stata del resto la levata di scudi da parte di ben trentaquattro comitati di terremotati e associazioni attive sui territori di Marche, Umbria, Lazio e Abruzzo, colpite dal terremoto del 2016 e 2017, che hanno inviato una perentoria lettera alla premier Giorgia Meloni per chiedere che non venga smantellata l’attuale struttura che presiede alla ricostruzione, guidata da inizio 2020, commissario straordinario abruzzese
Oltre alla lettera a Meloni, i comitati minacciano anche sit-in di protesta e sono pronti a tutto pur di tenersi stretto Legnini, nominato dal secondo governo M5s e centrosinistra di Giuseppe Conte, e che ha infatti impresso un’oggettiva svolta nella ricostruzione, che per i precedenti quattro anni era rimasta ferma al palo nonostante l’avvicendamento di tre commissari come Vasco Errani, Paola De Micheli e Piero Farabollini. Si vocifera anche di una richiesta di incontro con il Capo dello Stato Sergio Mattarella.
Giovanni Legnini, nato a Roccamontepiano nel 1959, avvocato, dal 2014 al 2018 è stato infatti vicepresidente del Consiglio superiore della magistratura. Ancor prima è stato sottosegretario alla Presidenza del Consiglio dei ministri del governo di Enrico Letta dal 2013 al 2014, e sottosegretario di Stato del Ministero dell’economia e delle finanze nel governo di Matteo Renzi nel 2014.
Si è poi candidato alle elezioni del febbraio 2019 a presidente della Regione Abruzzo, per il centrosinistra, perdendo, ma con onore, contro il centrodestra di Marco Marsilio. Si è dunque dimesso dopo pochi mesi da consigliere regionale ed è andato a fare il commissario straordinario di Governo alla ricostruzione delle aree colpite dal terremoto del Centro Italia del 2016 e del 2017. E stato nominato anche commissario straordinario del Governo ai fini della ricostruzione nei territori di Ischia interessati dagli eventi sismici dell’agosto 2017, e il 30 novembre è stato nominato ulteriormente Commissario straordinario per la Protezione Civile, dopo la tragica frana di Ischia. Voluto dal presidente della Regione Campania, Vincenzo De Luca, del Pd, ma con l’appoggio e relativi attestati di stima anche del ministro Nello Musumeci, che ha la delega alla Protezione civile
Il coordinamento dei comitati, nella lettera a Giorgia Meloni si dicono “seriamente preoccupato per eventuali sostituzioni nell’incarico suddetto o addirittura per la soppressione della struttura commissariale. Le difficoltà in merito all’applicazione della legge per il finanziamento della ricostruzione, passando attraverso governi politicamente diversi, non sono certamente finite. Siamo arrivati al sesto anno dal terremoto del 2016 e al tredicesimo dal sisma del 2009. Dopo quattro anni di paralisi normativa finalmente l’avvento dell’attuale commissario ha messo in moto la ricostruzione del Centro Italia con una serie di semplificazioni normative e attuative e una attenzione particolare ai problemi locali, risolti solo tramite il confronto diretto”.
Nel cratere 2016-2017, di cui fanno parte anche 24 comuni abruzzesi, la semplificazione delle procedure e delle norme avviata a primavera del 2020 da Legnini ha del resto prodotto risultati tangibili, e non discutibili: in questo arco di tempo sono stati aperti 11 mila cantieri della ricostruzione privata, 4 mila dei quali negli ultimi dodici mesi. Poche settimane fa i contributi concessi sono arrivati a 15mila, passando da 1,6 miliardi di fine 2020 a 4,8 miliardi, mentre le somme effettivamente liquidate alle imprese sulla base dello stato di avanzamento dei lavori sono passate da 684 milioni di euro di fine 2020 a 2 miliardi 284 milioni di euro.
Gli edifici già riparati sono 7.762, per oltre 17.500 singole abitazioni riconsegnate ai cittadini, mentre 7.131 sono i cantieri attualmente in fase di lavorazione. I cantieri della ricostruzione pubblica aperti sono oltre 320, il doppio rispetto ad un anno fa, mentre gli interventi conclusi, tenendo conto anche delle chiese, sono 365.
A quelli della ricostruzione si stanno aggiungendo poi i cantieri dei progetti finanziati dal Fondo complementare al Pnrr per le aree sisma 2009 e 2016, NextAppennino, voluto e ottenuto proprio da Legnini.
Gli interventi della prima parte del programma, che prevede investimenti sulle infrastrutture stradali e ferroviarie, la rigenerazione urbana, la conservazione dei beni culturali, lo sport, il turismo, e che riguardano l’area del cratere 201 sono 525, per un valore di 626 milioni di euro. Per la seconda misura del programma, che riserva circa 700 milioni di incentivi e contributi alle imprese sono in corso i bandi. I primi due, che prevedono agevolazioni per gli investimenti di media e di grande dimensione, hanno fatto registrare il triplo di richieste (600 milioni di euro) rispetto ai 190 milioni di euro disponibili.
Ma è proprio la possibilità di gestire questa enorme mole dio denaro che spinge il centrodestra impossessarsi della struttura commissariale.
C’è però anche in campo l’ipotesi di un superamento della struttura commissariale e una gestione regionale delle risorse per la ricostruzione. Una scelta politica, che apre a diverse ipotesi. Il governo Meloni potrebbe decidere di assegnare una delega specifica sulla ricostruzione all’interno della compagine governativa: una sorta di sottosegretario di Stato, con Castelli in pole position, che faccia da cerniera con le Regioni, con la costituzione di dipartimento gemello della Protezione civile, a coordinare il tutto.
Legnini, assicurano però nella lettera i comitati, “ha mostrato grande competenza, iniziativa e concertazione con la popolazione e i loro rappresentanti sindaci di ogni colore politico. Ha saputo ascoltare, trovando soluzioni coraggiose, strutturali, fattive e condivise, tramutando questa complessa interazione fra diverse parti in soluzioni normative ed ordinanze efficaci. Sarebbe irresponsabile smantellare proprio ora una struttura commissariale che anzi andrebbe consolidata per il grande lavoro svolto in essa da collaboratori che hanno piena conoscenza di problematiche e rapporti diretti con tutti i comuni del cratere. Sarebbe assurdo sostituire un commissario capace di interloquire con le istituzioni nazionali con la sua competenza normativa. Non vogliamo che un eventuale cambio di guardia blocchi l’enorme lavoro di semplificazione e sostegno svolto negli ultimi anni, vanificando le speranze di chi attende da sei o tredici anni di rivedere la propria casa”.
“Se è vero che il commissario ha programmato una gestione – prosegue la lettera – dei finanziamenti del sisma verso una gestione regionale essa è ancora lontana dall’essere operativa e passa attraverso la definitiva approvazione del Testo Unico (riordino di più di 200 ordinanze e leggi emanate) e all’approvazione del Codice della Ricostruzione oggetto di legge delega nella precedente legislatura. In ogni caso l’attuale struttura commissariale è l’unica cosa concreta e affidabile nel percorso della ricostruzione post terremoto e dovrebbe mantenere una funzione centrale anche per i purtroppo prevedibili futuri eventi”.






