L’AQUILA – “Per rendere finalmente il Parco realmente operativo occorre l’immediata approvazione del Piano del Parco e non l’ennesima legge di riordino (che sarebbe la quarta dalla sua istituzione). Infatti la zonazione prevista dal Piano avrebbe potuto lanciare una gestione del territorio scientificamente fondata ed adeguata da un lato alle sue qualità ecologiche e dall’altro alle attività umane con queste compatibili”.

Lo dicono le associazioni ambientaliste, che hanno partecipato oggi all’Aquila alla riunione sul progetto di legge sul Parco regionale Sirente Velino, convocata dall’assessore ai Parchi Donato Di Matteo e dal presidente della Commissione Ambiente Pierpaolo Pietrucci.

“L’adozione formale del Piano del Parco sarebbe già dovuta avvenire da oltre vent’anni, secondo le procedure previste dalle tre precedenti leggi, mai attuate, che ne prevedevano l’entrata in vigore entro 6 mesi (nel 1989), entro 18 mesi (nel 2000) ed entro 18 mesi (nel 2011), nonché la possibilità di esercitare i poteri sostitutivi da parte della Giunta regionale”, affermano in una nota congiunta Bruno Petriccione di Appennino Ecosistema, Giuseppe Di Marco di Legambiente, Stefano Allavena della Lipu Abruzzo, Mario Marano Viola di Mountain Wilderness Abruzzo, Piera Lisa Di Felice di Pro-Natura Abruzzo, Stefano Orlandini di Salviamo l’Orso e Luciano Di Tizio del Wwf.

In merito al progetto di legge illustrato nel corso della riunione, le associazioni hanno evidenziato che “È molto grave la possibile esclusione dai membri del Consiglio direttivo di quelli designati direttamente dalle associazioni di protezione ambientale e dal dipartimento di Scienze Ambientali dell’Università dell’Aquila, com’è invece previsto dalla vigente legge (L.R. n. 42/2011)”.

“Mentre in base alla legge vigente il direttore ‘risponde dei propri atti agli organi amministrativi dell’Ente’, secondo la proposta in discussione ‘risponde dei propri atti al presidente dell’Ente’, che stipula con lui un contratto di diritto privato di 5 anni. Questo è inaccettabile – dicono gli ambientalisti – poiché in tal modo la responsabilità tecnica non sarebbe più autonoma da quella politica, come si conviene ad ogni amministrazione pubblica che si rispetti, oltretutto in palese contrasto con la L.R. n. 38/1996 (legge quadro sulle aree protette regionali), che prevede inoltre che il direttore debba essere scelto tra gli iscritti al relativo albo nazionale”.

“In merito alla proposta di riperimetrazione illustrata oggi, le associazioni, pur riservandosi di studiarla in dettaglio e di far conoscere entro pochi giorni la propria opinione, hanno insistito sul fatto che ogni variazione alla superficie del Parco può essere considerata solo dopo l’approvazione del Piano del Parco, che in caso contrario comporterebbe il rifacimento per la terza volta dei relativi poderosi studi”, concludono.