L’AQUILA – Ieri il Gup del tribunale dell’Aquila ha emesso sentenze per complessivi cento anni di reclusione per i componenti di un’organizzazione che sfruttava donne Nigeriane costringendole a prostituirsi sulla Bonifica del Tronto.
Il processo, di competenza della Procura distrettuale Antimafia ha visto coinvolti 15 imputati.
I reati più gravi contestati esono stati associazione a delinquere, tratta degli esseri umani, riduzione in schiavitù. Il giudice ha riconosciuto il diritto delle vittime a richiedere, in sede civile, il risarcimento del danno subito.
Le sentenze più gravi più gravi sono state quelle che hanno riguardato due “madame” (è questo il termine con cui vengono indicate le sfruttatrici nigeriane) rispettivamente condannate a 14 anni e sei mesi e 11 anni.
Condanne minori hanno riguardasto anche i tassisti che accompagnavano le ragazze a prostituirsi in Bonifica (due anni di reclusione) .
L’associazione On the Road che ha seguito i casi di alcune delle vittime (accolte tra l’altro nelle case rifugio dell’associazione) si è costituita parte civile e assiterà legalmente le ragazze per la richiesta di un risarcimento.
LA NOTA DELL’ASSOCIAZIONE ON THE ROAD
“Condanne per oltre cento anni per il reato di associazione a delinquere, tratta degli esseri umani e riduzione in schiavitù e riconoscimento del diritto delle vittime ad essere risarcite: è un risultato importante, frutto di un lavoro investigativo straordinario e di un impegno che non deve mai venir meno quando in gioco ci sono i diritti umani”.
Il presidente dell’associazione On the Road, Vincenzo Castelli, accoglie con soddisfazione la sentenza pronunciata dal gup Tracanna al termine del processo di competenza della Procura distrettuale antimafia concluso ieri a L’Aquila.
“Ringrazio l’avvocato Michela Manente e l’avvocato Guido Talarico per l’impegno che hanno profuso a sostegno di alcune delle ragazze vittime di questa organizzazione criminale e per aver rappresentato l’associazione nel momento in cui ha scelto di costituirsi parte civile. Il loro lavoro, insieme a quello degli avvocati che hanno rappresentato la Coop Be Free è stato giustamente premiato”.
Per le vittime, i legali dell’associazione avevano chiesto il sequestro conservativo dei beni confiscati agli sfruttatori e ora che il giudice ha riconosciuto il diritto al risarcimento Manente e Talarico avanzeranno la richiesta in sede civile.
Alcune delle ragazze costrette a prostituirsi sulla Bonifica del Tronto in condizioni di grave sfruttamento, riconosciute parte offesa nel processo de L’Aquila, hanno beneficiato di programmi di protezione sociale e sono state accolte nelle case rifugio di On the Road. Oggi per loro è finito un incubo e c’è un buon motivo per continuare a sperare in un futuro migliore.





