L’AQUILA – “Quella della sezione autonoma del Consiglio giudiziario è l’unica bella novità di questa pessima riforma della magistratura onoraria”.

Sono concordi il giudice onorario del tribunale di Teramo Antonio Converti, e il vice procuratore onorario della procura della Repubblica di Pescara Federica Cavallo, eletti lo scorso luglio nella sezione autonoma per i magistrati onorari del Consiglio giudiziario d’Abruzzo insieme al giudice di pace presso il tribunale di Pescara Gaetano Marano, nel commentare la legge 57 del 2016 che dà nuove importanti funzioni al Consiglio, seppur “inserita all’interno di una riforma con enormi criticità”.

La riforma inserisce la sezione autonoma per i magistrati onorari del Consiglio, organo territoriali di autogoverno della magistratura che aveva precedentemente una sezione unica e che svolge attività consultiva nei confronti del Consiglio superiore della magistratura.

Oltre alla nuova sezione, la legge prevede la nuova figura del giudice onorario di pace che fonde le ex figure del giudice onorario di tribunale e del giudice di pace.

Converti, la Cavallo e Marano sono stati eletti come componenti della sezione autonoma lo scorso 24 luglio, in rappresentanza dei giudici onorari di pace e dei vice procuratori onorari che con l’entrata in vigore della riforma entrano così a far parte del Consiglio giudiziario abruzzese. 

“L’introduzione della sezione autonoma – spiegano Converti e Cavallo – è molto positiva. Prima della riforma i magistrati onorari, sia il giudice che il pubblici ministeri, erano sottoposti ad una incondizionata valutazione del capo ufficio che si limitava a fare un rapporto al consiglio che ne prendeva atto, nella sue precedente composizione, e trasferiva gli atti al Csm”.

Oggi il Consiglio nella nuova composizione ha 5 competenze precise sulle attività dei magistrati onorari. 

Prima della legge aveva invece una composizione unica e delle funzioni “pre ordinate dalla legge, occupandosi di tutte le questione inerenti la magistratura ordinaria – affermano – Siccome la riforma ha consolidato un ruolo che il magistrato onorario aveva già di fatto acquisito, a causa dei noti problemi della carenza degli organici della magistratura, è stata previsto dalla legge una composizione”. 

“Questo vuol dire che il consiglio giudiziario nella nuova composizione va a occuparsi di anche tutte le vicende che riguardano l’attività del magistrato onorario che oggi in seguito alla riforma si compone di due figure prof il giudice onorario di pace e il viceprocuratore onorario”, sottolineano.

Prima fra le funzioni della sezione autonoma è quella che riguarda le procedure di concorso per l’accesso alla magistratura per le quali il consiglio predispone i bandi di reclutamento dei magistrati onorari e cura gli aspetti relativi all’immissione in servizio. 

Al consiglio spetta poi la funzione di proporre al Csm la nomina di coloro che hanno terminato  il tirocinio.

“Quando c’è il rapporto del capo ufficio – precisano – Il Consiglio propone al Csm l’immissione nelle funzioni del magistrato, il Csm ratifica la proposta e il ministero adotta il decreto di immissione nelle funzioni”, puntualizzano. 

La terza funzione è quella relativa invece al giudizio di idoneità per la conferma dell’incarico dei magistrati onorari che è poi anche la più delicata. 

I magistrati onorari oggi in Abruzzo sono 155, 40 dei quali ex giudici di pace.

“Tutti i magistrati onorari in servizio all’entrata in vigore della riforma sono oggi sottoposti a una valutazione dell’idoneità ai fini della conferma – proseguono – Il governo ha ritenuto di sottoporre tutti coloro che sono in funzione ad una procedura di conferma che è vagliata dalla sezione autonoma del consiglio giudiziario”. 

Nella sua quarta funzione, il  consiglio giudiziario si occupa di tutte le valutazioni relative ai procedimenti disciplinari di sospensione dalle funzioni, decadenza, dispensa e revoca dall’incarico.

“Prima della riforma non erano previsti dei veri e propri procedimenti disciplinari, esisteva solo la revoca  – spiegano ancora –  Oggi la riforma ha introdotto un vero e proprio sistema di sanzioni disciplinari, anche per garantire al magistrato onorario un equo processo davanti al consiglio giudiziario”.

La sezione autonoma infine interviene nell’indicare ai capi ufficio l’impiego dei magistrati onorari all’interno dell’organizzazione degli uffici, “indicando  che tipo di lavoro devono fare  e quanto devono lavorare in ogni ufficio di tutto il distretto – specificano – E’ importante che ci siano delle rappresentanze perché si va a decidere sull’affidamento del lavoro che ci verrà dato in questi quattro anni che poi sono gli anni di transizione della legge. Per i primi 4 anni i magistrati onorari continueranno a percepire le stesse indennità e avranno lo stesso tipo di lavoro che hanno avuto finora, perché altrimenti si paralizza il sistema giustizia”.

Il primo impegno della sezione autonoma sarà ora quello di vagliare le domande di riconferma dei contratti  scaduti al 31 maggio 2016 e che sono entrati nel regime transitorio.

“Spetterà a noi valutare le domande di riconferma – anticipano – vagliare le posizioni dei singoli e ammetterli. I giudici del consiglio saranno invece direttamente giudicati dal Csm. Per le nuove nomine dovremo poi  esprimere un parere di idoneità, sul tirocinio che faranno, sui procedimenti disciplinari che purtroppo ci saranno”.

LA RIFORMA ”TANTI PUNTI NEGATIVI”

Riguardo la nuova riforma, sono tanti gli aspetti negativi come Converti e la Cavallo precisano:  “Si divide in due settori, il primo riguarda le nuove nomine che saranno massicce. Per i nuovi magistrati onorari è una buona riforma: è previsto infatti che potranno svolgere la funzione di magistrato onorario solo persone che hanno determinati requisiti, per un tempo limitato indicato nei decreti al massimo di 8 anni. E possono farlo già da subito. I prossimi nominati hanno un arco temporale ben definito, avranno indennità e previdenza, sebbene sarà a loro carico, cioè prelevata dalle loro indennità”. 

Per i vecchi giudici onorari è invece previsto in riforma un regime transitorio.

“Questa parte è parte fatta male – dicono ancora – In questo regime vanno a finire tutti i magistrati onorari che al 31 maggio 2016 erano in servizio e siamo circa 5500 in Italia. Per quelli attualmente in servizio è prevista una proroga allo stato di 16 anni, imposti dal fatto che ci sono magistrati onorari che fanno questo servizio ormai da 20 anni e sono vicini alla pensione. Per i più giovani in questi 16 anni c’è di negativo che dopo aver lavorato per tanti anni solo negli uffici dei tribunali o delle procure, con questa nuova riforma saranno nominate tante nuove persone perché si vuole diluire l’attività del magistrato onorario. Questo comporterà per noi un lavoro di uno o due giorni a settimana”.

“L’unico vantaggio per chi era in funzione all’entrata in vigore della riforma – affermano inoltre i giudici – è non essere condizionato alle proroghe annuali, perché la precedente disciplina della magistratura onoraria prevedeva che il magistrato onorario svolgesse le sue funzioni a termine, per un periodo di tre anni prorogabile massimo per un altro triennio. Per decenni siamo stati prorogati per un anno e non potevamo mai fare programmi di lungo periodo perché non sapevamo se saremmo stati prorogati o meno”.

Altra grande criticità è poi la mancanza di copertura previdenziale e assistenziale.

“Per anni abbiamo lavorato senza – concludono – pur svolgendo le identiche funzioni dei colleghi ordinari. È un fatto grave, soprattutto se si considera che alcuni giudici, soprattutto quelli applicati alle sezioni penali hanno funzioni delicate, convalidano arresti, applicano misure cautelari e hanno a che fare ogni giorni con delinquenti navigati. La riforma pensava di risolvere la copertura previdenziale prevedendola in un articolo ma senza oneri alle finanze, vale a dire che dal nostro già irrisorio compenso dovremmo ricavare la quota pensionistica”.