CHIETI – Laura Boldrini assente, idem la Fiom.
Dopo il ‘no’ della presidente della Camera alla visita agli stabilimenti Fiat Sevel in Val di Sangro, per accogliere l’amministratore delegato Fiat Sergio Marchionne, niente spazio per il sindacato di Maurizio Landini.
I vertici Fiat non hanno invitato né Fiom, né Cgil, in una giornata di presentazione dei nuovi investimenti sul furgone Ducato Fiat che si produce proprio negli stabilimenti della Val di Sangro. “Questa scelta rientra nella logica di Marchionne – il duro commento del segretario provinciale della Fiom Mario Codagnone.
“Chi non sta con lui viene inteso come un avversario. In realtà la Fiom è la maggiore organizzazione sindacale del paese e in Sevel è rientrata grazie ad una sentenza del tribunale di Lanciano”, rincara la dose il segretario provinciale Fiom.
“Noi continueremo a fare il nostro lavoro – conclude Codagnone – dalla parte dei diritti e forti delle numerose battaglie che abbiamo affrontato in difesa del lavoro e dei lavoratori”.
Ieri era arrivato il commento polemico del deputato Pdl Fabrizio Di Stefano sull’assenza della Boldrini, definendo “ingeneroso” il comportamento della presidente della Camera nei confronti “di chi dà lavoro a 5200 persone”.
La Fiom intanto ha organizzato un presidio davanti alla Sevel di Val di Sangro lunedì, alla vigilia della cerimonia in cui Marchionne presenterà gli investimenti per il nuovo stabilimento.
Martedì invece è prevista una manifestazione all’Irisbus di Valle Ufita (Avellino), la fabbrica di autobus chiusa dalla Fiat a fine 2011.
“Ieri sono stato davanti alla Sevel – afferma Michele De Palma, coordinatore Auto della Fiom, oggi a Torino – e siamo al reality, dipingono addirittura i cancelli. Gli stabilimenti non sono set cinematografici. Vogliamo tornare a parlare di prodotto, di futuro delle fabbriche, tornare alla contrattazione”.
MELILLA (SEL), ”ASSENZA BOLDRINI STRUMENTALIZZATA, POLEMICHE INUTILI”
“Se qualche zelante seguace dell’amministratore delegato Marchione avesse letto la nota della presidente della Camera Boldrini, si sarebbe reso conto che non vi è nessun intento provocatorio nella impossibilità di visitare la Sevel nella data indicata in quanto c’è già un importante appuntamento istituzionale al massimo livello”.
Entra nel merito della questione Boldrini-Marchionne anche il deputato di Sinistra e libertà (Sel) Gianni Melilla.
“Ma piuttosto era l’invito di Marchionne – scrive Melilla – ad essere una provocazione in quanto annunciato contemporaneamente ad un incontro che si svolgeva a Roma, alla Camera dei deputati , tra la Presidente e la Fiom Cgil al termine di una manifestazione dei lavoratori metalmeccanici che chiedevano investimenti negli stabilimenti italiani della FIAT e la fine della discriminazione anticostituzionale ( la Corte costituzionale ha dato ragione al ricorso della Fiom Cgil alcuni giorni fa ) nei confronti del sindacato più rappresentativo dei lavoratori della fiat, praticamente estromesso dalla rappresentanza sindacale. Che alla Sevel di Atessa si facciano investimenti non può che farci piacere, ma certamente non dimentichiamo che contemporaneamente la fiat di Marchionne ha chiuso gli stabilimenti di Termini Imerese e di Avellino, ha drasticamente ridotto le produzioni e l’occupazione a Torino, Cassino, Melfi, Sulmona, Termoli”.
“Marchionne ha trasferito il cervello della Fiat negli Stati Uniti – polemizza quindi il deputato Sel – delocalizza le produzioni dove paga salari di 350 euro al mese come in Serbia, non ha nessun rispetto per la storia italiana di questo grande gruppo industriale( e del resto fiat vuol dire fabbrica italia automobili torino, ma a Torino è rimasto ben poco). La Fiat ha spremuto le casse dello stato Italiano da sempre, dal fascismo sino ai governi della Repubblica, in perfetta continuità da Mussolini a De Gasperi, da Craxi a Prodi, da Berlusconi a oggi”.
“Rientra nella leggenda il ‘regalo’ alla Fiat del glorioso marchio Alfa Romeo – si legge nella nota – a cui è seguito la chiusura dello stabilimento di Arese in Lombardia. Quanto alla Sevel è venuta alla fine degli anni 70 in Abruzzo grazie agli effetti combinati delle lotte sindacali per gli investimenti nel Sud e del sostegno della Cassa per il Mezzogiorno dei Governi Dc, Psi, Psdi, Pri che seguivano una linea keynesiana di forte sostegno pubblico alla economia industriale con benefici effetti sulla occupazione. Ricordo ancora le tante assemblee sindacali fatte in Val di Sangro e i tanti accordi siglati tra Sevel e Oo Ss, senza nessuna discriminazione nei confronti della Fiom Cgil o di altri sindacati. Nessuno sottovaluti il fatto che la Sevel è quello che è grazie sopratutto ai sacrifici del lavoro di migliaia di operai abruzzesi”.
“La Sevel è frutto di un accordo tra Fiat e Peugeot Citroen – conclude Melilla – e ci auguriamo che cresca ulteriormente arrivando a produrre 300 mila furgoni l’anno. Daremo naturalmente a livello istituzionale tutto il nostro apporto costruttivo perché l’occupazione cresca e la Sevel sia la più grande fabbrica abruzzese”.



