L’AQUILA – Era accusato di aver posseduto illecitamente una sessantina di documenti storici, pergamene, atti diocesani, libri antichi riguardanti la storia di Abruzzo e Lazio, soprattutto per Tivoli, che per l’accusa, visto il loro rilievo culturale, dovevano essere di proprietà demaniale e inalienabili.
Invece il collezionista aquilano Maurizio Pezza, 50 anni, è stato assolto dal giudice unico onorario, Enrico Caporale, con formula piena dall’accusa di furto aggravato e ricettazione.
Si tratta di una sentenza rara e per certi aspetti pilota visto che sono pochissimi i verdetti in Italia sul collezionismo.
Caporale ha ritenuto che la Procura non ha dato la prova che i beni sequestrati fossero effettivamente di interesse storico e che non rientrassero tra quelli oggetto di dismissione da parte della Pubblica Amministrazione.
Ecco alcuni importanti documenti di cui si contestava il possesso e che potrebbero destare l’invidia di storici e bibliotecari. Ci sta di tutto: una nota del 1845 rilasciata dal vescovo dell’Aquila, Michael Navazio attestante reliquie del beato Vincenzo dell’Aquila, del Beato Antonio Turriani, e della beata Cristina, fascicoli riguardanti il terremoto che colpì la provincia aquilana nel 1915 con determinazioni del locale podestà.
E, ancora, un documento che attesta il giuramento di fedeltà di Paganica per il vassallaggio a Filippo terzo re di Austria del 1605, ma anche la visita di Adolf Hitler a Roma nel 1938, come pure i fascicoli su opere pubbliche dell’epoca fascista all’Aquila, come la casa della madre dell’Opera nazionale maternità e infanzia. Il collezionista è stato difeso dall’avvocato Ubaldo Lopardi.






