PESCARA – È l’opinionista calcistico più famoso d’Abruzzo. Vulcanico e sincero, Gianfranco Semproni è amato da molti e odiato da pochi.
Opinionista televisivo, appassionato di calcio, amante e tifosissimo del suo Pescara, ma anche simpatizzante delle altre realtà calcistiche abruzzesi, il passionale Semproni, nato in provincia di Sassari da madre sarda, ma pescarese da sempre, sogna da sempre una squadra totalmente abruzzese, che faccia vivere alla nostra regione le brezza della serie A.
Tra le sue tante espressioni, diventate dei veri e propri tormentoni “il calcio è pieno di zozzoni”, “Je me te magne capite ndundì” e l’intramontabile “stare sul pezzo”.
Personaggio caratteristico, autore di commenti colorati e graffianti, ma fondamentalmente veri, Semproni riesce a unire un Abruzzo calcistico al di là dei campanili.
Un tifoso di una volta, senza peli sulla lingua, noto e amato dal pubblico proprio per il suo modo diretto di dire la propria, pagandone le dovute conseguenze, l’incontenibile “Gianfry” o “Gianfrà” è sempre più rammaricato per un sistema calcio che continua ad allontanarsi dalla mera definizione di sport.
E se lo sport è da sempre metafora di vita, Semproni, forte della sua esperienza, consiglia ai giovani di non prescindere dai valori di onestà, realtà e sincerità.
Un tifoso caratteristico sempre più distante dall’attuale idea di calcio, che vede gli stadi italiani sempre più deserti, con tifosi finti che riempiono ciò che è vuoto.
Come giudica finora il cammino del Pescara nel lungo campionato di serie B?
Molto positivo, questa squadra è quella che ha fatto bene nella passata stagione in Prima Divisione. Se questa formazione in serie B gioca è un’ottima squadra, ma se non gioca come dovrebbe e non sta ‘sul pezzo’ diventa mediocre. La squadra è difficile da battere se sta ‘sul pezzo’ e non si distrae, io mi auguro che il Pescara stia maggiormente ‘sul pezzo’.
Perché ha più volte definito l’attuale mister del Pescara, Eusebio di Francesco, un allenatore ‘aziendale’?
Al signor Di Francesco ancora adesso manca l’esperienza nei vari campionati come allenatore, ma è un ragazzo furbo, con il tono di voce, dietro le spalle. L’ho dipinto come ‘aziendalista’ perché non dà fastidio alla società biancazzurra. Quest’anno Di Francesco, che è furbo, punta alla salvezza e non ha nessuna richiesta. Con l’andare avanti, già dalla prossima stagione, mister Di Francesco metterà le mani avanti e chiederà dei giocatori alla società.
Avrà un futuro roseo il gioiello classe 1992 Marco Verratti?
Il primo a parlare di Verratti sono stato io in televisione, questo ragazzo l’ha scoperto Giorgio Repetto ed è stato portato a Pescara a 14-15 anni. Ha grandi doti tecniche, ma non dispone di grandi doti fisiche perché è leggerissimo. Se si allena con volontà sono convinto che diventerà una grande mezz’ala, che si posizionerà nel “castello” cioè a limite dell’area del rotondo di centrocampo. È un ragazzo che avrà futuro.
Qual è la sua idea dei settori giovanili abruzzesi?
In Abruzzo ci sono ottimi settori giovanili, ma è presente anche malcostume. Per togliere i figli dalla strada i genitori iscrivono i ragazzi alla scuola calcio: a Pescara, per esempio, ci sono 6-700 iscritti, che pagano 300 euro l’anno che vanno nelle casse della società. Tra tutti i ragazzi inseriti nelle varie categorie vengono estrapolati i giovani migliori e maggiormente promettenti. Il malcostume dei giovani sono i genitori stessi, perché pensano che il proprio figlio diventerà un futuro campione. Il genitori, che rovinano i propri ragazzi, dovrebbero stare più tranquilli e lasciarlo crescere.
Secondo lei a cosa è dovuto l’abbassamento tecnico nel calcio di questi ultimi anni?
Oggi non si insegna più il calcio come si dovrebbe fare. Quando ero giovane l’allenatore ci metteva contro un muro e ci faceva fare mille palleggi. L’allenamento era nauseante e stressante, non ci divertivamo. Oggi si pensa solo a giocare a pallone, dopo la corsa e gli esercizi fisici c’è la partitella. Il mister punta tutto sul tatticismo e poco sulla tecnica.
Gianfranco Semproni ha un sogno nel cassetto?
Il mio sogno, che non si realizzerà mai, è quello di vedere a Pescara una squadra in serie A fatta di tutte formazioni abruzzesi. Io morirò e non vedrò realizzato il mio sogno perché gli imprenditori in Abruzzo sono poco affidabili e devo portare le ricotte sotto il braccio. Questa regione, e non lo dico per campanilismo, dovrebbe essere in mano ad altre persone, capaci di valorizzare un territorio bello come questo. Una funivia potrebbe essere collegata con Pescara, ma manca la volontà e i politici “cretini” non hanno nessun interesse nel realizzare un progetto così importante.
Cosa pensa della Virtus Lanciano e delle altre squadre abruzzesi di Seconda Divisione?
I calciatori della Virtus Lanciano se riescono a “stare sul pezzo” con il signore Andrea Camplone possono raggiungere tranquillamente i play-off, anche perché il girone B di Prima Divisione è equilibrato. In Seconda Divisione L’Aquila Calcio con un pizzico di fortuna e con qualche arrivo nel mercato di gennaio potrà arrivare ai play-off. Il Chieti penso potrà arrivare in Prima Divisione con i play-off, invece per quanto riguarda Celano e Giulianova spero che entrambe raggiungano al più presto la salvezza.
Nel calcio vince chi…
“Sta sul pezzo”, ma anche nella vita. Stare sul pezzo è un termine di ampio raggio che raccoglie aggettivi come onesta, lealtà e sincerità.
Cos’è il calcio oggi in Italia?
Nel calcio non si ragiona per paura e per ignoranza nell’insegnare. Ci sono dogmi come nella Chiesa. Nella nostra nazione questo sport deve puntare avanti, ma c’è chi amministra il potere che decide tutto.
È favorevole alla tessera del tifoso?
Ormai è diventato un problema fare il biglietto ed è una cosa sbagliata. Mi è accaduto di recente per assistere al match di serie D Sambenedettese-Miglianico. Le regole in Italia ci sono, ma non vengono applicate. È tutta una strategia del sistema calcio per allontanare i tifosi dagli stadi, per incassare sempre più soldi con le pay-tv. Sono “zozzoni”, perché impediscono alle persone di aggregarsi, di stare insieme allo stadio. Il tifoso scorretto, che scavalca o tira degli oggetti in campo, dovrebbe essere messo in galera per tre anni, ma così non accade.
E il futuro? Come sarà?
Mi dispiace per voi giovani, ma sarà un futuro triste, perché tutti i problemi che avete non si risolveranno. Io quando ero giovane ho combattuto e protestato nel ’68. La situazione futura è davvero triste.



