L’AQUILA – “La democrazia è la peggior forma di governo, eccezion fatta per tutte quelle altre forme che si sono sperimentate finora”, ha detto in un celebre discorso del 1947 Winston Churchill, e a proposito del voto delle regionali abruzzesi del 10 marzo, è lecito chiedersi, se con tutti i difetti, il voto sia davvero democratico, ovvero libero, non condizionato, non oggetto di mercimonio.
Il dubbio è lecito, stando alle segnalazioni arrivate da più di un lettore, tra cui chi la politica l’ha fatta e frequentata, e che con dovizia di particolari, quasi a offrire materiale per un vademecum, spiega che è possibile rendere riconoscibile un voto, o un pacchetto di voti, in un determinato seggio, grazie alla plurima possibilità di combinazioni tra le modalità di scrivere il nome sulla scheda del candidato, e la doppia preferenza di genere.
La premessa, parliamo sempre di ipotesi, per il triste e illecito fenomeno del voto di scambio, dello svilimento dell’esercizio della volontà popolare a mero do ut des, a mercato delle vacche. Il ritorno alla Fontamara dell'”amico del popolo” Don Circostanza, o anche alla Napoli del comandante Achille Lauro che si narra, consegnava agli elettori una scarpa di buon cuoio chiedendo il voto e garantendo la consegna della seconda scarpa solo a risultato acquisito.
Venendo al dunque: nella scheda che sarà consegnata domenica agli elettori, si può votare mettendo una croce su un simbolo già impresso, e sul nome di uno dei due candidati presidenti, Marco Marsilio, per il centrodestra, Luciano D’Amico per il campo largo del centrosinistra.
Però poi si può anche scrivere il nome di un candidato, e anche di due candidati, purché siano un uomo e una donna, in base alla regola della doppia preferenza di genere.
E qui in effetti il voto può risultare riconoscibile, da parte di uno scrutatore, o di un rappresentante di lista, che ha facoltà e possibilità di visionare le schede.
Poniamo che il candidato si chiami Mario Bianchi, che in quel seggio si aspetta tot preferenze. Magari perché ha fatto arrivare denari sonanti in un Comune, direttamente come inquilino di palazzo dell’Emiciclo uscente, o anche grazie alle sue potenti entrature nei centri di spesa regionali e nazionali, magari a favore di una associazione culturale e sportiva, una parrocchia, una banda musicale o una proloco, come avviene da cinque anni con i fondi a pioggia erogati a piene mani in sede di approvazione del bilancio, quest’anno la bellezza di quasi 17 milioni di euro. Oppure perché il nostro Mario Bianchi ha favorito o promesso assunzioni, distribuito ricche consulenze, scorrimenti di graduatorie, velocizzazioni di pratiche, e così via.
Ebbene, ciò premesso, sempre per mera ipotesi: il candidato Mario Bianchi può essere votato in molti modi del tutto validi. L’elettore nel segreto, si fa per dire, dell’urna, può scrivere nello spazio apposito sulla scheda “Mario Bianchi”, o anche “M. Bianchi”, “Bianchi M.”, “Bianchi”.
Ma non solo, si può votare oltre che Mario Bianchi, anche un altro candidato, in questo caso donna, di una di quelle nella stessa lista, non meno di tre in ciascuna di esse. E allora arriviamo a 16 combinazioni possibili.
E basta solo dare indicazioni al “pacchetto di cittadini” di votare ciascuno con una di queste combinazioni, in modo tale di avere la certezza che in quel seggio la riconoscenza per Mario Bianchi sia stata onorata.





