TERAMO – L’agricoltura italiana si tinge sempre più di “rosa”:  un’impresa su tre nata negli ultimi dieci anni è gestita da una donna e oggi le aziende femminili sono 497 mila.

È quanto emerge dall’assemblea nazionale di Donne in Campo, l’associazione femminile della Cia-Confederazione italiana agricoltori, che si è tenuta a Teramo nell’ambito della VII Festa dell’Agricoltura.

Un talento, quello delle imprenditrici della terra, “che è strettamente legato alla visione multifunzionale dell’agricoltura – sottolinea ad AbruzzoWeb la presidente di Donne in campo Mara Longhin – ossia sostenibile, basata sulla capacità di produrre cibo coniugata con salute, socialità, sicurezza e salvaguardia di suolo e paesaggio”.

Oggi, infatti, ben 4 aziende “rosa” su 5 praticano attività multifunzionali, orientandosi verso il “bio”, le produzioni di nicchia Dop e Igp, il recupero delle colture marginali, la vendita diretta, e poi verso tutte quelle attività più legate al sociale e alla cura della persona.

Eppure, rispetto ai colleghi uomini, hanno ancora poca visibilità e meno aiuti. Oggi le donne, secondo lo studio, rappresentano il 30% delle imprese e il 40% della forza lavoro del comparto.

Si tratta di aziende innovative e dinamiche che “valgono” 9 miliardi e resistono meglio degli altri alle fluttuazioni del mercato.

Innovazione che diventa lavoro: proprio al Sud, dove la possibilità di lavorare per le giovani è davvero bassa, con il tasso di disoccupazione che sfiora il 50 per cento, nell’agricoltura le donne “under 30” possono trovare nuovi sbocchi e occasioni.

D’altra parte, ricorda l’associazione, già oggi due donne su tre lavorano nelle campagne meridionali e insieme le lavoratrici della terra in Puglia, Calabria, Campania e Basilicata rappresentano circa il 70 percento della forza lavoro “rosa” in agricoltura.

Nonostante l’impegno e i successi, però, “le agricoltrici hanno ancora poca visibilità rispetto agli uomini e subiscono forti discriminazioni nell’accesso al credito agricolo – ammette la vice presidente della Cia nazionale, Cinzia Pagni – mentre oggi andrebbe studiato un fondo o un progetto sul microcredito specifico per la categoria, senza dimenticare l’importanza degli incentivi all’imprenditoria ‘rosa’”.