L’AQUILA – A maggio 2009, al culmine dell’emergenza, per effetto delle misure di sostegno del dipartimento della Protezione civile (Dpc), 67 mila persone fruivano di assistenza abitativa, di cui il 52 per cento alloggiata presso i campi di accoglienza e i rimanenti in strutture alberghiere o case private.

Inizia così la parte relativa al terremoto della documentazione stilata dalla Banca d’Italia sugli aspetti territoriali dell’economia abruzzese.

Nel capitolo dedicato alla fase della ricostruzione e alla situazione economica nelle zone del cratere, si legge che, per quanto riguarda l’assistenza abitativa alla popolazione, il problema più imminente dopo la tragedia risultava essere la sistemazione di circa 50 mila sfollati.

Tra i dati stimati a distanza di più di un anno dal sisma, e precisamente a maggio 2010, si legge che oltre 25 mila usufruiscono di contributi per l’autonoma sistemazione e più di 16 mila persone hanno trovato alloggio nei nuovi complessi antisismici del Progetto C.a.s.e., realizzati in varie zone periferiche dell’Aquila sotto la supervisione della Protezione civile.

Somma totale della spesa relativa alle abitazioni, secondo la Banca d’Italia, risulta essere 100 milioni di euro per il Comune dell’Aquila e 130 milioni di euro per gli altri paesi del “cratere”.
Anche le attività scolastiche e produttive, nonostante l’emergenza, pare siano riuscite a non subire un crollo totale.

Le attività scolastiche e accademiche sono state garantite, tramite strutture temporanee, sin dai primi tempi dopo il terremoto. Anche le iscrizioni hanno registrato un calo abbastanza contenuto, poco più del 10 per cento, con più di 23 mila iscritti all’Università degli Studi dell’Aquila, incentivati anche dagli esoneri delle tasse universitarie.

Maggiori criticità sono legate agli alloggi per gli studenti fuori sede. La situazione attuale, fotografata dalla Banca d’Italia, segnala 200 posti letto presso l’edifico del rettorato della facoltà di Economia e un forte incremento del flusso di pendolari dalla province adiacenti.

Anche il settore dell’artigianato e il commercio soffre ancora tanto, forse troppo, dopo il sisma del 2009.  Il riavvio delle attività appare problematico, anche perché la maggior parte di esse erano localizzate nel centro storico dell’Aquila, nella “zona rossa”. Sono 600 su 1.200 esercizi, quelli che hanno ripreso la loro attività, ricollocandola temporaneamente all’esterno dell’area più danneggiata.

Migliore appare la situazione economica degli stabilimenti industriali, meno colpiti perché localizzati fuori dall’area lesa della città. In particolare la ripresa repentina delle aziende del luogo è dovuta alla realizzazione del Progetto C.a.s.e. che, secondo la Protezione civile, ha visto impegnate per circa un quarto della spesa totale le imprese con sede in regione.

Il problema maggiore rimane quello delle abitazioni. Nel centro storico dell’Aquila il numero delle abitazioni inagibili ha superato l’80 per cento.

Se dopo i primi mesi dal sisma la gestione dell’emergenza era nelle mani della Protezione civile, ora la responsabilità è tutta sul commissario per la ricostruzione, il presidente della Regione Gianni Chiodi.

Toccherà a lui e ai suoi collaboratori, conclude la Banca d’Italia, definire le strategie di ricostruzione e di rilancio dell’area colpita dal sisma.