L’AQUILA – Chieti e L’Aquila in media-alta classifica tra i Comuni capoluogo nella classifica della sicurezza sismica, risparmio energetico e qualità dei servizi degli edifici scolastici. Male invece Pescara e Chieti. Ad alzare la media regionale è, però, la realizzazione nel “cratere” sismico aquilano dei Musp, i moduli a uso scolastico provvisorio, e il terremoto del 2009 ha fatto sì che le amministrazioni abbiano avviato verifiche di vulnerabilità sismica per il 63,3 degli edifici, a fronte del 31 per cento della media nazionale. Gli investimenti per manutenzioni sono ancora troppo pochi.
Sono solo alcuni dei dati che emergono dalla fotografia scattata da Ecosistema Scuola, l’indagine di Legambiente che, ogni anno, monitora lo stato degli edifici scolastici in Italia, in termini di sicurezza sismica e manutenzioni, ma anche di risparmio energetico, e qualità dei servizi.
Classifica, però, ristretta ai capoluoghi di Provincia. Indagine quanto mai opportuna, tenuto conto che 65,1 per cento degli edifici scolastici, compresi quelli abruzzesi, è stato costruito prima dell’entrata in vigore delle norme antisismiche del 1974, e che il 40 per cento è in aree a rischio sismico, percentuale, quest’ultima, che in Abruzzo schizza all’80 per cento.
Qualcosa sta cambiando, visto che sono disponibili 7,4 miliardi di euro di finanziamenti nazionali, europei e regionali per l’edilizia scolastica, con 27.721 interventi già avviati.
A dare ulteriore spinta alle politiche di messa insicurezza dell’edilizia scolastica ha contribuito anche il terremoto di Amatrice del 24 agosto, dove ha creato scalpore e rabbia il crollo dell’edificio scolastico “Romolo Capranica”, su cui erano stati realizzati nel 2012 interventi di per 700 mila euro, tra cui anche alcuni di miglioramento statico, e ovviamente le recenti scosse nel Maceratese, l’ultima di magnitudo 6.5.
Nelle prime venti posizioni, sulle 86 complessive della classifica, ci sono prevalentemente le città capoluogo del Nord e qualcuna del Centro Italia.
Sul podio Piacenza, con 83,7 punti, Parma, 82,9 punti e Trento 82,1. In fondo alla classifica si trovano Reggio Calabria, 19,8 punti, Latina 19,1, e Messina 18,3 punti.
Per quanto riguarda le abruzzesi, la prima, al 30° posto è Chieti, con 62,2 punti, seguita in alta classifica dall’Aquila al 38° posto con punteggio 58,3 punti.
Male invece Pescara, al 65° posto, con punteggio 43,3 e ancora peggio Teramo, al 69° posto con punteggio 38,9.
In quest’ultima città dopo le scosse del terremoto di domenica 30 tutte le scuole sono state chiuse, riapriranno solo lunedì 14, mentre la scuola media Savini e la scuola elementare San Giuseppe il successivo 21.
Grazie alla forte incidenza dei dati dell’Aquila, le scuole dei capoluoghi abruzzesi risultano essere di recente costruzione: il 17,2 per cento costruite dal 2001 al 2015 a fronte del 5 per cento della media nazionale, tutte edificate come scuole e costruite secondo i criteri antisismici, il 32,2 per cento a fronte del 12,7 per cento della media nazionale.
Ad alzare la media è stata però, evidenziano i ricercatori di Legambiente, la realizzazione da parte della Protezione civile, dei 33 moduli a uso scolastico provvisorio, nel post terremoto aquilano, di cui ben 26 nel capoluogo di Regione: a prova di sisma, e con prestazioni energetiche e funzionalità logistiche neanche paragonabili a quella garantite dai vecchi edifici scolastici in muratura, resi inagibili dalla scossa delle 3.32.
Non solo: a seguito dell’evento sismico del 2009, le amministrazioni, non solo dell’Aquila, ma anche delle altre città, hanno avviato verifiche di vulnerabilità sismica per il 63,3 per cento degli edifici a fronte del 31 per cento della media nazionale. Gli edifici che hanno goduto di manutenzione straordinaria negli ultimi 5 anni sono stati il 53,7 per cento, anche qui al di sopra della media nazionale che è del 46 per cento.
Il terremoto insomma ha impartito una lezione che in parte ha sortito effetti positivi.
Il problema è però che, come conferma l’indagine di Legambiente, L’Abruzzo parte in un situazione di forte svantaggio, visto che le scuole in area forte rischio sismico sono il doppio rispetto la media nazionale, l’80 per cento rispetto al 40 per cento.
E necessitano di manutenzione urgente ancora il 71,3 delle scuole rispetto al 39,4 della media nazionale. Soprattutto a Pescara e Teramo, considerato anche che solo il 53,7 per cento degli edifici ha goduto di manutenzione straordinaria negli ultimi 5 anni.
Il dato che però deve più far riflettere è che nel 2015 le amministrazioni dei quattro città capoluogo hanno investito poco sia in manutenzione ordinaria che straordinaria, ben al di sotto della media nazionale.
Negli ultimi 5 anni si è speso poco, troppo poco per le manutenzioni straordinarie, 8.625 euro per ciascun edificio, mentre in Italia la spesa media è di 28.628 euro.
E appena 375 euro per la manutenzione ordinaria, contro la media nazionale di 7.320 euro.
Va male anche sul fronte delle certificazioni, le scuole hanno quelle di collaudo statico (70,4 per cento), di idoneità statica (90,2 per cento) e igienico-sanitaria (74,8 per cento), ma sono ancora insufficienti quelle di agibilità (47,9 per cento) e di prevenzione incendi (46,3 per cento).
Bene invece la qualità energetica delle scuole. L’Abruzzo è tra le prime regioni in Italia le scuole in cui si utilizzano fonti d’energia rinnovabile: il 31,4 del totale contro la media nazionale del 16,6 per cento. Ben superiore alla media utilizzi in particolare del sola re termico, per scaldare l’acqua, di cui sono dotate il 41,5 per cento delle scuole a fronte del 23,3 della media nazionale.
I fondi che arrivano dai conti energia, si evidenzia nella ricerca vengono riutilizzati per finanziare progetti scolastici che riguardano iniziative ludico sportive.
Sopra la media infine gli edifici che dispongono di biblioteca (48,8 per cento), che usufruisco di servizio scuolabus (28,4 per cento), le mense in cui vengono somministrati pasti interamente biologici (50 per cento). Il 72 per cento delle scuole fa raccolta differenziato.






