ROMA – Non tolleri le perdite finanziarie? È una sofferenza insormontabile? Hai poca norepinefrina.
Secondo uno studio condotto dall’università di medicina di Kyoto, da un team di ricercatori guidati da Hideiko Takahashi, la norepinefrina (o noradrenalina) sarebbe un neurotrasmettitore fondamentale per la risposta alla perdita di soldi.
“Questa ricerca – afferma Derek Hill, professore di medica alla London College University – evidenzia il ruolo giocato dai neurotrasmettitori nella percezione complessiva del rischio economico e potrebbe condurre a un farmaco capace di intervenire ad hoc”. Secondo quanto afferma Alexis Bailey, docente di neurofarmacologia nella Britain Surrey University: “Dovrà essere analizzato il cervello dei giocatori patologici noti per comparare i loro livelli di norepinefrina con quelli dei non-giocatori. A quel punto potremo trarre le prime conclusioni vincolanti”.
Il campione, costituito dal cervello di 19 uomini sani, è stato analizzato con la Pet (tomografia a emissione di positroni) dopo che questi avevano scommesso d’azzardo.
Il risultato è stato sbalorditivo: solo ai soggetti con livelli bassi di norepinefrina è stata riscontrata una risposta emotiva ben più pronunciata dinnanzi alle perdite economiche rispetto ai guadagni. Al contrario, i soggetti cui sono stati riscontrati valori alti di norepinefrina, sono risultati poco sensibili al dolore derivante dalla perdita di denaro. Ne consegue che, queste persone, potrebbero essere meno avvezze ai mestieri a stretto contatto con denaro o investimenti.
La ricerca è stata pubblicata dal Molecular Psychiatry journal e, secondo quando rivela il direttore Julio Licinio, “questo neutrasmettitore potrebbe persino spiegare anche i crack in borsa del 2008 e la relativa crisi della City e di Wall Strett. Lo stesso concetto di libero arbitrio, alla base della nostra società, sarebbe messo in crisi”.
In tal senso sarebbe anche già pensabile lo studio di un farmaco per rendere meno autolesionistica la perdita finanziaria.



