L’AQUILA – L’Aquila calcio 1927 ha inviato una richiesta di risarcimento alla Società sportiva Sambenedettese 1923, a seguito del danneggiamento degli 80 metri di led a bordo campo, e la rottura dei cristalli in più punti, dopo gli scontri avvenuti sul terreno del Gran Sasso lo scorso 26 gennaio.

A muoversi, però – si legge sul Centro -, è anche la procura federale, intenzionata a sua volta a fare luce sui criteri di selezione degli steward forniti dalla società ospite.

E proseguono le indagini della Digos del capoluogo volte all’identificazione dei protagonisti dei tafferugli, per un bilancio complessivo che, a oggi, conta tre arresti in flagranza differita e 30 denunce a carico degli esponenti di entrambi gli schieramenti, oltre alla contestuale ondata di Daspo.

A ciò si aggiungono le multe inflitte dal giudice sportivo alle due società, (2.800 euro alla società marchigiana, che è stata anche diffidata; 3mila euro invece per L’Aquila, costretta a disputare un turno casalingo a porte chiuse).

Le immagini degli scontri di un centinaio di tifosi che si sono affrontati lungo l’out di destra, hanno fatto presto il giro del capoluogo, e non solo. Quindi il rimpallo di responsabilità tra le due società, con i vertici della Samb, per bocca del patron Vittorio Massi, ad affermare che “quanto accaduto sembrerebbe riconducibile alle opinabili scelte operate da chi doveva occuparsi della sicurezza. Alcuni tifosi dell’Aquila, dalla propria curva, hanno scavalcato i cancelli e si sono diretti verso la curva ospiti. Tale fatto ha generato gli scontri”. Parole che hanno poi trovato la replica dell’amministratore Goffredo Juchich: “Il club ha messo in atto con precisione tutte le prescrizioni preventivamente stabilite in sede di Gos (Gruppo operativo sicurezza), tra cui garantire il numero preciso degli steward previsti, 18. L’Aquila 1927, come documentano foto e video, tiene a precisare che la società ospitata non ha invece fornito il numero di volontari prescritti”.