L’AQUILA – Un progetto che punta a raggiungere una dimensione nazionale per contribuire all’operato dei centri antiviolenza presenti sul territorio italiano.
Questo lo scopo dell’esposizione del gioiello ‘Scarpetta rossa’, presentata lo scorso 23 agosto al Palazzetto ‘dei Nobili’ dell’Aquila, in occasione dell’inizio della 720esima Perdonanza Celestiniana.
L’esposizione sarà ospitata proprio a Palazzetto dei Nobili fino al 28 agosto.
Il gioello, ideato da Luana Bonomo e realizzata da suo marito, il maestro orafo Luciano Moretti, simboleggia la lotta contro la violenza sulle donne.
Una parte del ricavato dell’esposizione sarà devoluto a sostegno delle attività del centro antiviolenza dell’Aquila.
“Il simbolo della scarpetta rossa – ha spiegato Luana Bonomo – è nato in Messico. Dopo che per anni la violenza sulle donne continuava ad aumentare in maniera esponenziale, nel 2009 l’artista Elina Chauvet ha dato vita a ‘Zapatos rojos’. Da allora l’installazione ha fatto il giro del mondo. Per questo motivo ho voluto disegnare un gioiello che aiutasse le donne vittime di violenza”.
Alla presentazione della mostra erano presenti anche le assessore comunali Emanuela Iorio ed Emanuela Di Giovambattista, e Anna Tellini, presidente dell’associazione Biblioteca donne centro antiviolenza ‘Melusine’ dell’Aquila.
“Le problematiche delle donne – ha dichiarato Iorio – creano un circolo vizioso in quanto si riflettono sulla famiglia e sui figli. Le pari opportunità sono un punto fondamentale della società moderna. Per questo motivo abbiamo voluto supportare e ringraziare Luana Bonomo per aver deciso di collegare il suo lavoro alle problematiche delle donne. Per questa esposizione, inoltre, è stato scelto un posto con un significato importante. Il Palazzetto, infatti, non avendo riportato danni a seguito del sisma è assorto a simbolo della rinascita della nostra città e punto fondamentale per la cultura cittadina. Il Comune riconosce una grande importanza a questa iniziativa”.
Le istituzioni locali, dunque, riconoscono di ricoprire un ruolo fondamentale nella lotta alla violenza sulle donne.
“La violenza di genere – ha spiegato Di Giovambattista – riguarda gli enti locali per due motivazioni principali. Prima di tutto la violenza sulle donne è un fatto culturale che va studiato a fondo per poterlo comprendere e combattere. Inoltre gli enti locali devono essere in prima fila per la raccolta di fondi per i centri antiviolenza presenti sul territorio”.
Nonostante di violenza di genere si parla ormai costantemente, sono ancora molti i problemi irrisolti.
“La lotta alla violenza contro le donne – le parole della Tellini – è un cammino tortuoso e pieno di ostacoli. Bisogna difendere il valore e la dignità delle donne contro ogni tipo di violenza, non solo quella fisica”.
Nel nostro Paese, le cose sono ancora più complicate a causa di un quadro legislativo incerto e poco chiaro.
“Vorrei ricordare che dallo scorso 1° agosto è entrata in vigore la convenzione di Istanbul, che prevede obblighi precisi per gli Stati, obblighi che in Italia sono ancora sulla carta. Per quanto riguarda le problematiche dei centri antiviolenza – ha continuato Tellini – molte sono le incertezze di questi giorni. Ancora non sappiamo come verranno distribuiti i fondi previsti dalla legge 119/13 in materia di contrasto di violenza di genere. In Italia, inoltre, non è ancora chiaro a tutti qual è la funzione di un centro antiviolenza, sono centri che hanno una funzione sociale? Sono centri per assistenza? Io credo che nei centri antiviolenza noi svolgiamo un ruolo diverso, la nostra è una vera e propria funzione politica in risposta alla barbarie culturale che rende ancora molte donne vittime di soprusi”.
“La disparità di genere e la violenza quotidiana verso le donne è un problema culturale e politico o, se volete, di politica culturale”, ha poi specificato.
La normativa europea prevede un centro antiviolenza ogni 10 mila abitanti e una casa rifugio ogni 50 mila, in tutto l’Abruzzo, invece, sono presenti solo due case rifugio.
“Noi non lavoriamo per le donne, noi lavoriamo con le donne – ha concluso Tellini – Siamo una ventina di volontarie preparate a svolgere al meglio questo lavoro. Un lavoro che lascia segni profondi nell’anima. Siamo a fianco delle donne che subiscono violenze, proprio per questo ci siamo costituite parte civile nel processo contro Tuccia, ma siamo anche consapevoli l’importanza di un cambiamento culturale. Questo è il motivo per cui organizziamo seminari e incontri nelle università e nelle scuole. Non possiamo che ringraziare Luana Bonomo e suo marito che hanno trovato un modo per aiutarci nel nostro lungo cammino”.
Unica nota negativa della presentazione, “la scarsa presenza di uomini”.
“Vogliamo coinvolgere anche loro – ha commentato la Bonomo – spero che avremo il sostegno di molti uomini e che siano proprio loro a regalare questo gioiello con un significato così importante”.



