SCANNO – Due cuccioli maschi di orso bruno marsicano sono stati trovati morti in un lago artificiale, in località Colle Rotondo, a Scanno (L’Aquila).

La zona, a 1.600 metri di quota, si trova fuori dal Parco Nazionale d’Abruzzo Lazio e Molise.

Secondo le prime ipotesi, si tratterebbe di annegamento anche se, viene riferito, intorno alle carcasse degli orsi, sono stati rinvenuti anche alcuni ranocchi senza vita.

Sul posto sono intervenuti i carabinieri forestali dell’Aquila, la veterinaria del servizio Asl e i guardia parco.

Le carcasse saranno esaminate nell’istituto zooprofilattico di Teramo.

La Procura della repubblica di Sulmona ha aperto un’inchiesta, un atto dovuto quella della Procura che ha disposto accertamenti.

“Sono maschi e hanno un anno e mezzo. Non sono i cuccioli di Amarena – dichiara Luciano Sammarone, direttore del Parco Nazionale Abruzzo Lazio e Molise – Siamo certi che la causa del decesso sia l’annegamento. Quello che possiamo affermare è che non sono i cuccioli di Amarena che è morta nel 2023. Questo non cambia le cose. Resta da capire come siano entrati nella struttura”.

“Non si conoscono ancora le ragioni di questa morte, resa ancora più inquietante dal fatto che non si è ancora individuata mamma orsa, nella speranza che essa sia viva e non affogata – scrive Animal Aid – Precedentemente altri orsi furono ritrovati affogati in pozzi e a seguito di ciò, era stata predisposta una mappatura e messa in sicurezza dei pozzi per evitare altri decessi.
Purtroppo la prevenzione non ha funzionato alla perfezione e questi due piccoli ora non ci sono più”.

L’Associazione Italiana Difesa Animali ed Ambiente AIDAA fa sapere: “Invieremo domattina un esposto alla Procura dell’Aquila per chiedere che la magistratura effettui tutti gli accertamenti di sua competenza per verificare non solo le cause dirette della morte dei due cuccioli ma anche eventuali fattori esterni che possono aver causato questa importante perdita”.

In una nota l’Ente nazionale protezione animali scrive: “L’Enpa apprende con sconcerto la notizia del ritrovamento dei due cuccioli di orso bruno marsicano morti in un lago artificiale a Scanno, in Abruzzo. Al momento non è ancora chiaro se la causa della morte sia stata l’annegamento o altri fattori, ma resta un dato inaccettabile: quel bacino, con fondale che rende impossibile per un qualsiasi animale uscire e quindi scivoloso e privo di vie di fuga, rappresentava una trappola letale per la fauna selvatica”.

“Il problema va ben oltre i confini dei parchi naturali e delle aree protette: gli animali non conoscono perimetri amministrativi e si muovono liberamente in territori, come quello abruzzese, straordinariamente ricchi di biodiversità. Per questo chiediamo interventi urgenti per mettere in sicurezza tutti i bacini artificiali, anche al di fuori delle aree protette. La perdita di due giovani esemplari di orso bruno marsicano, una sottospecie rarissima e già in grave difficoltà numerica, è un colpo durissimo alla sopravvivenza della popolazione”.

“Attendiamo con apprensione ulteriori sviluppi dalle autorità competenti, ma è chiaro che serve un impegno immediato e concreto da parte delle istituzioni, in particolare degli enti locali che conoscono a fondo il territorio. Mettere in sicurezza questi bacini – in Abruzzo e in tutte le aree italiane dove troppi animali muoiono imprigionati o annegati – è un intervento semplice e possibile, che può evitare tragedie come quella di Scanno”, conclude l’Enpa.

PNALM: “ERANO IN CORSO LAVORI MESSA IN SICUREZZA, DOLORE PROFONDO”

Di seguito la nota del Parco nazionale Abruzzo, Lazio e Molise.

Stamattina sono stati segnalati i corpi senza vita di due orsi all’interno dell’invaso di innevamento artificiale, in località Colle Rotondo, nel Comune di Scanno, fuori dal territorio del Parco. Guardiaparco e tecnici del Parco, sono immediatamente intervenuti sul posto per effettuare i primi rilievi. Gli orsi recuperati sono due maschi dello scorso anno. Sono in corso ulteriori verifiche nell’invaso.

I corpi degli animali sono stati sottoposti a sequestro e saranno trasferiti presso l’Istituto Zooprofilattico di Teramo per gli accertamenti necroscopici e tossicologici necessari a chiarire le cause del decesso e se la morte è dipesa solo dall’annegamento.

L’invaso artificiale di innevamento di Scanno era già stato oggetto di interventi di messa in sicurezza da parte dell’Associazione Salviamo l’Orso nel 2021, attraverso l’installazione di quattro griglie metalliche poggiate sulle sponde dell’invaso, scivolose a causa dei teli in plastica. Le stesse, però, erano state distrutte dal peso della neve e del ghiaccio che in inverno ricopre l’invaso. Proprio in considerazione dell’esito dei precedenti interventi le Associazioni Rewilding Apennines e Salviamo l’Orso, insieme al Parco e al Comune di Scanno,  quest’ultimo responsabile della gestione dell’infrastruttura, stavano definendo gli interventi per la messa in sicurezza definitiva, che doveva necessariamente riguardare la recinzione dell’invaso, anche a tutela della pubblica incolumità, perché la stessa aveva diversi problemi di tenuta, infatti ha permesso agli orsi di superarla e accedere alle sponde, scivolando in acqua.

Tanto lavoro è stato svolto, e viene svolto continuamente, dal Parco e dalle Associazioni Salviamo l’Orso e Rewilding Apennines, col censimento e la messa in sicurezza di decine di situazioni analoghe, soprattutto dopo il tragico evento della Serralunga del 2018.

Difficile testimoniare lo stato d’animo di ognuno di noi per questa perdita. Non si tratta di dispiacere ma di un dolore profondo che scatena mille domande. L’evento nefasto ancora una volta ci ricorda quanto complessa e delicata è la sfida della conservazione, di cui ci facciamo carico, lavorando però all’interno di un quadro normativo che ci dà la responsabilità della tutela senza darci i mezzi giuridici adeguati ad affrontare tutte le situazioni, tenuto conto che ci sono anche altre Istituzioni che hanno la titolarità degli interventi, sia all’interno, sia nei territori contermini al Parco.

Il presidente del Parco – Giovanni Cannata – rappresenta che avere la responsabilità significa anche poter agire senza se e senza ma per la conservazione degli habitat e della fauna, in un quadro organico coordinato con le altre Istituzioni, il Ministero dell’Ambiente, le Regioni, le altre aree protette e i Comuni che sono impegnati sullo stesso fronte. Essendo l’orso bruno marsicano una specie a rischio d’estinzione, questo dovrebbe generare in ogni Istituzione coinvolta un senso di forte priorità sulle azioni da fare e sulle risorse da investire.

Ad oggi, purtroppo, questo non è così scontato. Il Parco, si impegna a fornire aggiornamenti tempestivi non appena saranno disponibili i risultati e a tornare su questa drammatica vicenda.