SCANNO – “Il problema del randagismo canino – spiega il vice questore del corpo forestale dello Stato, Luciano Sammarone – determina tre fattori negativi per le aree protette. Il primo in ordine all’economia degli enti Parco, con danni da liquidare spesso attribuiti ai lupi e invece operati dai cani randagi, il secondo sotto un fattore culturale e sociale che continua ad alimentare dubbi sulle predazioni attribuendole ai lupi e confermandone timori ancestrali, infine, non ultimo, il problema della tutela delle specie protette come nel caso dell’aggressione alla famiglia di orsi tra Scanno e Villalago (L’Aquila)”.
 
Stando a quanto riferisce Sammarone, dirigente della forestale e comandante del coordinamento territoriale per l’ambiente del parco nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise: “È necessario trovare una sinergia di intenti tra tutte le amministrazioni interessate, non dimenticando che il fenomeno del randagismo è solo e solamente attribuibile alla responsabilità umana”.
 
“Maggiori controlli in materia di prevenzione, con il controllo delle nascite dei cani e loro immediata dotazione del microchip – conclude Sammarone – potrebbe essere una strategia vincente”.