L’AQUILA – “Nostri funzionari muniti di tronchese si riprenderanno quanto di nostra proprietà”.
Il vice presidente della Regione Abruzzo, Giovanni Lolli, va giù duro contro la Santa Croce Spa, che imbottiglia acqua minerale e con la quale da mesi è in atto un braccio di ferro sulla concessione della sorgente di Canistro (L’Aquila), fatto di denunce reciproche e anche di blitz con i carabinieri nello stabilimento, da parte dell’ente regionale che ha messo i sigilli dopo aver revocato la concessione e non concesso proroghe, per bocca della dirigente Iris Flacco, a causa di un documento unico di regolarità contributiva (Durc) non regolare. Tutti rilievi rigettati dall’azienda.
Il riferimento di Lolli è all’impianto di adduzione “al quale non riusciamo ad accedere”, del quale la Regione rivendica la proprietà: circa 3 chilometri di gallerie dotate di filtri speciali per la purificazione dell’acqua che collegano la sorgente, a 850 metri di quota, ad un bottino di presa dal quale poi si diramano le tubazioni che conducono allo stabilimento.
Non si è fatta attendere la replica dell’azienda, che in una nota ha ribadito che non vende e che “si riserva di veder tutelati i danni milionari per la perdita di un avviamento commerciale trentennale. Danni derivanti dalla negligenza e dall’operato poco chiaro dei dirigenti regionali di competenza”.
Il nuovo bando è pronto, ha confermato Lolli, ma per la pubblicazione “manca una condizione essenziale: entrare in possesso diretto di quella parte di impianto”.
“Per due volte i nostri tecnici si sono recati sul posto coi carabinieri – ha ricordato – ed una delle due volte è anche stata vista una persona che scappava nei boschi. Ci devono riconsegnare il nostro bene, è paradossale che ad accusarci di non fare il bando sia la stessa persona che ci preclude di pubblicarlo”.
Lolli, in conferenza stampa insieme al sindaco di Canistro Angelo Di Paolo e all’assessore comunale Ugo Buffone, ha spiegato che esiste “un motivo giuridico ed uno sostanziale” che giustifica l’annunciata azione di forza: “L’attuale gestore ha vinto il bando per 30 anni nel 2015, poi gli uffici hanno verificato che lo aveva vinto sulla base di una dichiarazione mendace visto che il Durc non era in regola, e a noi poco importa se nei mesi successivi abbia negoziato con l’Inps e quindi oggi quei documenti siano regolari perché al momento del bando non lo erano”.
Il motivo sostanziale? “Non sono soddisfatto di come sta andando l’azienda, a lavorare realmente ci sono appena una ventina di persone e i volumi produttivi sono decaduti – ha detto Lolli – . Conosco il mercato dell’acqua minerale ed è uno dei pochi che è sfuggito alla crisi. In Abruzzo abbiamo altri due soggetti che imbottigliano: la Gran Guizza di Popoli e la Metivier di Sulmona, ed entrambi ci stanno chiedendo ampliamenti”.
Lolli ha anche avanzato dubbi sul rispetto, da parte dell’azienda, dell’ordinanza che gli imponeva di interrompere la captazione dell’acqua: “Non capisco come faccia a continuare ad imbottigliare da mesi utilizzando soltanto l’acqua contenuta nei cinque silos”.
“A monte dello stabilimento – ha detto poi insieme agli amministratori comunali – c’è lo spazio sufficiente per realizzarne uno nuovo. Nessuno quindi è in grado di condizionarci”.
L’assessore Bufone, all’epoca segretario provinciale della Uil, ha ricordato i 110 dipendenti e i “300 milioni di bottiglie vendute nel 2007 che valsero un premio di produttività a ciascun lavoratore”, per spiegare come dall’acquisizione da parte di Camillo Colella, nel 2008, l’azienda abbia visto un graduale declino.
Lolli ha infine annunciato che nel nuovo bando è prevista una tutela specifica per le maestranze, con un “plafond minimo di 50 lavoratori da attingere tra gli attuali dipendenti. I lavoratori, ha spiegato, “potranno comunque beneficiare di 18 mesi di indennità di disoccupazione Naspi”.
“La Regione ha fatto un grande passo – ha detto Di Paolo – ci auguriamo che a vincere sia un piano industriale, perché la condizione per vendere l’acqua è quella di avere una rete commerciale sui mercati della grande distribuzione”.
Il Comune, intanto, che ha vinto un ricorso contro il primo bando della Regione, sia al Tar che al Consiglio di Stato, secondo il sindaco e l’assessore vanta un credito di 1,5 milioni di euro nei confronti della Santa Croce per tributi locali.





