PESCARA – “Anche Piero Fassino si è aggiunto alla lista di esponenti nazionali del Partito democratico che concorrono alla delegittimazione dell’inchiesta della Procura di Pescara sul malaffare trasversale nella sanità abruzzese”.

L’accusa arriva dai consiglieri regionali Maurizio Acerbo (Rifondazione comunista, nella foto) e Antonio Saia (Comunisti italiani).

“Fassino – scrivono – è uno dei più autorevoli esponenti nazionali del principale partito di opposizione e ci si aspetterebbe che dichiarazioni così nette, espresse per altro in un intervento nel corso dei lavori della Camera dei Deputati, non nel bar sotto casa, siano suffragate da un attento studio delle carte processuali”.

“Se è così – proseguono – invitiamo Fassino a venire in Abruzzo a tenere una pubblica conferenza in cui illustri le motivazioni alla base delle sue affermazioni. Abbiamo la sensazione che Fassino abbia dichiarato che ‘molte delle accuse non appaiono fin qui sufficentemente fondate e motivate’ senza aver particolarmente studiato la vicenda”.

“Noi – continuano Acerbo e Saia – siamo garantisti, ma non sopportiamo la solidarietà di casta tra potenti. L’operato della magistratura può essere legittimemente criticato, ma su basi concrete e circostanziate come accadde sui casi di Valpreda, Tortora, Sofri o del 7 aprile 1979”.

“Invece – conclude la nota – sempre più spesso ci capita di constatare che anche nel Pd ci si accoda alla moda berlusconiana di delegittimare la magistratura per partito preso”.