L’AQUILA – “L’applicazione della Hifu è usata anche per la cura contro l’infertilità”.
Ad affermarlo ad AbruzzoWeb è Anna Maria Pietrosanti, studentessa di ostetricia della facoltà di Medicina dell’Università dell’Aquila, laureata con una tesi incentrata sull’utilizzo dell’Hifu in ambito ginecologico.
Questa cura, chiamata anche MrgFUS è utilizzata nella terapia contro i tumori con gli ultrasuoni e applicata presso l’unità di Radiologia dell’ospedale San Salvatore dell’Aquila, diretta dal professore Carlo Masciocchi, sempre più all’attenzione di medici e specialisti di ogni parte d’Italia e del mondo, interessati ad acquisirne metodica e tecnologia.
Il relatore della tesi è stato il professore Giulio Mascaretti che, insieme alla ragazza, ha deciso di focalizzare l’attenzione su questa cura, definita ormai la chirurgia del terzo millennio. E il polo ospedaliero del capoluogo abruzzese eccelle nello studio e nella sperimentazione.
Il caso clinico portato in esame è costituito da una donna aquilana di 40 anni, che non riusciva a portare a termine una gravidanza a causa di ripetuti e continui aborti spontanei dovuti da un fibroma localizzato all’imbocco delle tube così che l’embrione non riusciva a svilupparsi. Dopo il bombardamento con questi ultrasuoni e tre mesi di tempo, l’aquilana è rimasta incinta e ora, come ogni gestante, è seguita normalmente da un ginecologo.
“Nella mia tesi ho deciso di applicare questa terapia nell’ambito dell’infertilità femminile – spiega la dottoressa Pietrosanti – ci sono tanti fattori che rendono infertile una donna, tra questi c’è il fibroma uterino. In radiologia la donna viene sottoposta a risonanza magnetica per localizzarlo, e dopo aver acquisito le immagini la terapia può iniziare”.
Hifu è l’acronimo di High Intensity Focused Ultrasound, in italiano ultrasuoni focalizzati ad alta intensità, infatti “questi ultrasuoni vengono indirizzati nel punto focale che è la parte da curare e necrotizzare. Dopo 3 mesi il fibroma si è riassorbito parzialmente e la paziente ora può avere una gravidanza”, spiega.
“Gli ultrasuoni bombardano il fibroma sottoponendolo ad temperature che oscillano tra i 60 e gli 80 gradi per un lasso di tempo di due o tre ore – continua – Basta questa temperatura a indurre necrosi cellulare. Poi la paziente può tornare in reparto, rimane in osservazione per due ore e può uscire. Il giorno dopo torna a svolgere la sua quotidiana attività”.
Nelle donne, quindi, si riscontrano miglioramenti dopo 3 mesi, tempo in cui avviene il riassorbimento parziale del fibroma che, dopo 10 mesi, è completo.
Questa patologia prima dell’avvento dell’Hifu era curata chirurgicamente, adesso invece basta un day surgery e un blando sedativo, per cui la paziente rimane sveglia e vigile per tutto il tempo. Inoltre, viene fornito un piccolo telecomando grazie al quale, in caso di necessità, la sottoposta può comunicare con i medici e far interrompere il processo.
Nell’ospedale dell’Aquila non ci sono stati problemi in seguito a questa terapia, le uniche controindicazioni sono un peso eccessivo della paziente, questa, infatti, non deve superare i 120 chili, e il fibroma non deve essere peduncolato. Inoltre, non deve esserci l’interposizione di ansie intestinali.
“È una tecnica positiva a tutti i livelli – conclude la studentessa – che può venire applicata nella cura delle malattie ossee, alla prostata, al fegato, al cervello, alla vescica, al pancreas e alle mammelle, compresi i tumori”.



