L’AQUILA – È una bocciatura senza mezzi termini quella che il Tavolo tecnico per la verifica degli adempimenti regionali e il Comitato permanente per la verifica dei livelli essenziali assistenza ha inflitto alle politiche sanitarie della Regione Abruzzo.
Il verbale riguarda la riunione del 30 luglio scorso, ovvero a cinque mesi dall’insediamento della nuova giunta guidata da Marco Marsilio. Che, proprio in tema di sanità, aveva esordito chiedendo più tempo (90 giorni) per arrivare alla presentazione della nuova programmazione, motivando l’istanza con la transizione elettorale.
Ora gli organi di controllo centrali (che afferiscono ai Ministeri, alla Presidenza del Consiglio e all’Agenzia sanitaria per i servizi regionali), dicono a chiare lettere che ci sono ritardi da colmare con urgenza, specie per la definizione delle nuove reti, e che va rivisto profondamente il rapporto con le strutture private, in termini di controlli e tetti di spesa.
Per quanto riguarda i conti, a consuntivo 2018 la Regione presenta un avanzo minimo, di 0,08 milioni di euro.
C’è un allarme, però, sui conti 2019: nel primo trimestre si registra un risultato di esercizio negativo per 5,8 milioni di euro che, rapportato linearmente su tutto l’anno, porterebbe a un disavanzo di 23 milioni.
A questo si aggiungono le perdite non ancora ufficiali delle Asl di Chieti (una ventina di milioni) e L’Aquila (una decina), proprio le due aziende che hanno di recente accolto i nuovi manager, Thomas Schael e Roberto Testa, dopo mesi di difficoltà procedurali e gestione “emergenziale”.
Una situazione, quella dei conti, in parte ereditata dalla precedente amministrazione di centrosinistra con l’assessore Silvio Paolucci, consigliere regionale del Pd.
L’attuale assessore alla Salute, Nicoletta Verì, non ha commentato la negatività dei dati. L’Abruzzo è uscito dal commissariamento da parte del Governo nazionale per l’eccessivo deficit dall’ottobre 2018 dopo una decina di anni.
Ma pur essendo uscito deve ancora sottoporre le scelte al tavolo nazionale. Ed ora c’è il rischio di un nuovo commissariamento.
“Tavolo e Comitato – dice il verbale – nell’invitare la regione ad adottare tutte le misure necessarie per far fronte al disavanzo che si sta prospettando sull’anno 2019, si riservano di effettuare una nuova valutazione sull’andamento trimestrale 2019 in occasione della prossima riunione di verifica. Ricordano le sanzioni di legge in caso di disavanzo non coperto”.
Censure rilevanti, sulle quali si sollecitano chiarimenti e provvedimenti. La prima, e più importante, riguarda il ritardo della programmazione delle reti ospedaliere, territoriali e tempo-dipendenti.
Durissimo il commento dell’ex sindaco dell’Aquila, Massimo Cialente, medico in pensione: “È una bocciatura mortificante della nostra Regione. Leggere il documento inviato dal Tavolo pesante nei toni, durissimi, inusuali è umiliante per ciascun abruzzese. Pochi mesi di “terapia” del duo Marsilio-Verì hanno fatto perdere tutta la credibilità che, con sforzi e sacrifici di tutti gli operatori della sanità , e degli stessi cittadini, avevamo recuperato rispetto agli anni del saccheggio e dello sperpero privo di qualsiasi strategia che ci avevano portato al Commissariamento. Anni di pedalate in salite durissime. La campagna elettorale della destra è stata, come sempre, assolutamente mistificante, degna di Cetto Laqualunque. Torniamo indietro di trent’anni, alle follie che ci hanno portato al commissariamento. Dall’altro il centrodestra non ha la minima idea di dove deve andare la nostra sanità, di cosa in effetti abbia bisogno, di quale sia l’enorme necessità, direi imperiosa, di andare ad una complessiva e per certi aspetti rivoluzionaria nuova programmazione, che parta anzitutto dai veri bisogni dei cittadini. Che solo ora, messi a posto i conti, sarebbe possibile, cominciando da investimenti in capitale umano”.
Per quanto concerne invece le cliniche Tavolo e Comitato mettono nel mirino al delibera di giunta numero 348, dove si dispone che “a garanzia della previsione di spesa concordata con il contratto e a tutela della continuità nell’erogazione delle prestazioni di ospedalità, le parti convengono che il tetto annuale di spesa, di cui all’articolo 3 dell’accordo, è frazionato in mensilità, con una oscillabilità non superiore al 20% del tetto mensile, anche con riferimento all’utilizzo flessibile dei posti letto accreditati per disciplina di cui alla legge regionale n. 6/2007, nei limiti della capacità produttiva massima sempre dei posti letto accreditati e contrattualizzati e fermo restando quanto previsto all’articolo 3, comma 3, a condizione che ciò non compatti l’erosione anticipata del tetto massimo annuale assegnato”.
A questo proposito viene chiesta “l’eliminazione dell’oscillabilità mensile del limite previsto dal tetto”.
Stessa cosa per la flessibilità dei posti letto: “Non può invece intendersi – recita il verbale – come facoltà della struttura privata di operare in deroga al numero di posti letto assegnati alle singole discipline, secondo uno schema variabile e non predefinito, rimesso alla sua piena discrezione e, quindi, di assai difficile previsione e controllo da parte dell’ente regionale. Avallare il libero interscambio dei posti letto vorrebbe dire vanificare il fine della programmazione dei ricoveri e consentire alla struttura accreditata di prescindere dalle prestazioni e dalle attività concordate (per specifica tipologia e quantità) con la Asl”.
La Regione ha opposto a questa osservazione la vetustà della programmazione in essere: “Le argomentazioni portate dalla Regione non sono condivisibili – è la secca replica – in quanto una eventuale vetustà dell’offerta ospedaliera trova soluzione dell’adozione di un nuovo atto di programmazione ospedaliera che, come noto, deve essere valutato e assentito dall’apposito tavolo ministeriale sul decreto ministeriale 70/2015 e successivamente essere approvato dai medesimi Tavolo e Comitato. Ricordano alla regione che la stessa deve programmare la propria produzione sulla base dei fabbisogni di salute, prevedendo ex ante la programmazione dei ricoveri, e non lasciare alla struttura privata accreditata la facoltà di operare in deroga. Tale comportamento appare lesivo della funzione di previsione e controllo da parte dell’ente regionale, pertanto Tavolo e Comitato chiedono l’eliminazione, nello schema di contratto, della parte che prevede l’utilizzo flessibile dei posti letto accreditati per disciplina di cui alla legge regionale n. 6/2007 come peraltro previsto nella recente sentenza del Consiglio di Stato n. 4284/2019 del 21/06/2019. Inoltre, chiedono l’eliminazione dell’oscillabilità mensile”.
Chiesta, inoltre, una “tempestiva conclusione delle procedure di accreditamento definitivo per tutte le strutture che erogano”.
Anche in relazione alla spesa farmaceutica viene evidenziato “il mancato rispetto del tetto sia della spesa convenzionata che quello per acquisti diretti”.



