PESCARA – “Quanto è accaduto all’anziano di Schiavi di Abruzzo, che con un’emorragia interna è giunto al pronto soccorso di Vasto (Chieti) dopo quasi tre ore dalla prima richiesta al 118, è purtroppo il primo di una lunga serie di episodi che interesseranno tutti i comuni dell’entroterra Vastese, sui quali i tagli alla sanità avranno delle conseguenze catastrofiche”.
È il consigliere regionale e vicepresidente della commissione Sanità, Paolo Palomba (Idv), originario di Schiavi, a commentare l’episodio.
“Vista la dismissione in atto di molti ospedali di zona, sia in Abruzzo che nel confinante Molise – ha sostenuto – i residenti nei comuni montani del Vastese si troveranno presto nell’impossibilità di ricevere assistenza medica, anche per quanto riguarda le emergenze. I piccoli ospedali, come ad esempio quello di Agnone in Molise, o quello di Gissi, sono stati, fino ad oggi, la salvezza per le popolazioni dell’entroterra. Ora che sia Michele Iorio in Molise che Gianni Chiodi in Abruzzo stanno praticando pesanti tagli ai reparti, rendendo praticamente inservibili i presidi sanitari di zona, per i cittadini di serie ‘B’ dell’Alto Vastese e Alto Molise è seriamente a rischio la sopravvivenza, perché di questo si tratta”.
“Il diritto alla salute – ha sottolineato Palomba – viene negato a migliaia di famiglie, e la cosa ancor più inaccettabile è che é proprio la politica a creare questo ulteriore problema ai residenti. Tra l’altro i presunti risparmi derivanti dalla chiusura dei piccoli ospedali sono stati già annullati da opinabili scelte politiche, come quella di esternalizzare il servizio di riscaldamento di alcuni nosocomi a Chieti”.
“Nelle scorse settimane ho rivolto questo invito all’assessore Venturoni – ha raccontato il consigliere Idv – dicendogli di provare ad andare a Schiavi di Abruzzo o a Castiglione Messer Marino, d’inverno, con la bufera, anche in elicottero. È difficile”.
“I colleghi di maggioranza in Regione – ha concluso Palomba – non si rendono contro di cosa possa significare vivere in un centro montano, quando il primo ospedale ‘funzionante’ è a cinquanta chilometri di distanza e quando l’ambulanza del 118 impiega un’ora, se tutto va bene, per raggiungere il paziente e un’altra ora per trasferirlo al pronto soccorso. – È comodo stare seduti in poltrona e disporre tagli ai piccoli ospedali, quelli di frontiera, tanto poi a rischiare la vita perché l’ambulanza arriva dopo un’ora sono sempre i cittadini”.






