L’AQUILA – “Si liberalizza tutto e poi si vuole impedire ai medici di aiutare i malati dopo l’orario di lavoro in ospedale. Faccio davvero difficoltà a capire certe scelte, dettate più dalla politica che dalla logica”.
È il commento del consigliere regionale Paolo Palomba su quanto il Governo centrale si appresta a fare in materia di sanità con il decreto milleproroghe.
L’esponente politico dell’Italia dei valori, già vicepresidente della commissione Sanità della Regione Abruzzo, spiega che “il pericolo è di avere, anche in campo sanitario, due Italie, una in cui i medici possono accontentare i propri pazienti effettuando l’ambulatorio ‘privato’ negli ospedali di appartenenza, e una in cui questo diritto viene negato, perché gli ospedali non sono in grado di assicurare l’intramoenia e quindi la libera scelta del paziente”.
“Mi associo al presidente Antonio Di Pietro – prosegue Palomba – che ha parlato di soluzione maldestra, inadeguata e inefficace poiché anziché garantire il rapporto fiduciario e storico tra medico e paziente, lo sostituisce con quello inaccettabile tra istituzioni e paziente”.
“La libera professione è un diritto, quindi va rispettato e assicurato – puntualizza il consigliere regionale – Bisogna però regolamentarlo con norme ferree e inderogabili attraverso una verifica scrupolosa della produttività in ospedale, a maggiori controlli sull’adeguatezza degli ambulatori e prevedendo sanzioni severissime, fino alla sospensione e alla perdita del posto di lavoro, per i medici che non emettono le ricevute sul bollettario dell’azienda”.
“La nostra non è la difesa di una categoria – conclude – ma è la difesa a oltranza della meritocrazia e del diritto alla salute dei cittadini”.





