L’AQUILA – Duro affondo del consigliere regionale del Pd, Luciano Monticelli, contro il suo collega di partito, l’assessore alla Sanità Silvio Paolucci, che paragona a Remo Gaspari, lo storico esponente democristiano protagonista del “partito della spesa” che ha caratterizzato la Prima Repubblica.
“A parole vuole superare il gasparismo, ma di fatto lo rafforza”, accusa.
Riappare così lo spauracchio della crisi in Regione, superata quella di agosto aperta sempre da Monticelli insieme ai consiglieri di Abruzzo civico Mario Olivieri e Andrea Gerosolimo. Frattura che sembrava rientrata con la nomina ad assessore di quest’ultimo, ma che evidentemente cova sotto le ceneri.
“Siamo di fronte ad un singolare strabismo – dice Monticelli – i vertici regionali dichiarano di voler puntare alla specializzazione del singolo presidio su patologie particolari, ma nel caso di Atri (Teramo) stanno procedendo allo smantellamento delle eccellenze e alla conferma dei reparti ‘generici’ tipici di un ospedale di base”.
“Neanche quarantott’ore dopo la grande manifestazione di sabato, con cittadini ed amministratori del Cerrano e della Val Fino di tutti i partiti e i movimenti scesi in piazza per chiedere una revisione del percorso nascita regionale alla luce della nuova normativa, l’ospedale San Liberatore di Atri (Teramo) perde un altro pezzo: si tratta del day hospital di endocrinologia, l’unità guidata quasi in solitaria dal dottor Bruno Raggiunti“.
“Nella narrazione proposta regolarmente dalla parte egemone della maggioranza di centrosinistra – aggiunge Monticelli – i presidi ospedalieri delle città non capoluogo di provincia sono regolarmente descritti come residui del ‘gasparismo’ della Prima Repubblica: puri centri di spesa clientelare senza alcuna competenza distintiva, da eliminare al più presto”.
“Almeno per questo reparto, però, questa descrizione si adatta particolarmente male: nel 2014 l’endocrinologia atriana, pur potendo contare su forze striminzite, ha dato un enorme contributo alla mobilità attiva della Regione, attirando pazienti in maggioranza non abruzzesi”.
“Qui siamo ben oltre la ‘ristrutturazione’ dei ‘doppioni’ dell’offerta sanitaria, su cui pure ci sarebbe da discutere. Qui si sopprime un reparto che è un gioiello e produce un attivo per la collettività senza sapere che fine faranno i pazienti”.
“Il caso dell’endocrinologia mi pare simile a quello delle eccellenze pediatriche come la fibrosi cistica e l’auxologia,reparti unici in Abruzzo, finanziati direttamente da Roma, che Luciano D’Alfonso ha pubblicamente promesso di rafforzare, ma che in realtà, come il dottor Moretti ha spiegato a noi della V Commissione giovedì scorso, vengono messi in condizioni di non funzionare”.
“Predicano il futuro e ricreano gli anni Settanta – aggiunge rivolto al governo regionale – Noi, che veniamo dipinti come i cavernicoli campanilisti, li invitiamo invece a coltivare le eccellenze acquisite, dando ad esse il modo di funzionare al meglio, con un occhio alla mobilità attiva e passiva”.
“Nel caso atriano, coltivare le eccellenze significa far funzionare decentemente le eccellenze pediatriche (il che comporta la necessità della conferma della pediatria h24, dell’arrivo di nuovi medici, e del ripristino del punto nascita) e far partire finalmente il concorso per assumere nuovi endocrinologi, per consentire al reparto guidato dal dottor Raggiunti di continuare a portare gli eccellenti risultati avuti finora”.
“È un dovere di D’Alfonso e Paolucci non nei confronti miei, di Mariani o della Pezzopane – conclude Monticelli – ma dei pazienti che fanno riferimento a queste eccellenze. Altrimenti, se si è in cerca di pretesti per chiudere il San Liberatore, lo si dica apertamente”.






