L’AQUILA – Uno studio di Quotidiano Sanità sulla mortalità a 30 giorni dal ricovero per un infarto miocardico acuto condanna l’Abruzzo, il San Salvatore dell’Aquila e il San Pio di Vasto (Chieti) tra le ultime dieci strutture a livello nazionale.

Il primario del reparto aquilano di Cardiologia, Sabrina Cicogna, reagisce su Facebook alle critiche difendendo la propria unità e accusando le strutture sanitarie, di cui peraltro è dirigente. Impossibile contattare in reparto, invece, il primario chietino Vincenzo Cerasa.

La dottoressa è infatti referente per il capoluogo di regione del direttore sanitario della Asl numero 1 Sulmona Avezzano L’Aquila, Libero Colitti, direttamente collegata con il direttore generale, Giancarlo Silveri. Va inoltre considerata un ‘superprimario’ dato che nell’ospedale aquilano la Cardiologia è unita alla Utic, l’unità di terapia intensiva.

In base allo studio Agenas (Agenzia nazionale per i servizi sanitari) diffuso dal quotidiano online, su169 interventi valutati nella struttura sanitaria aquilana, il 18,6% ha avuto un esito mortale, poco meno del doppio della media nazionale, che si ferma al 9,98%.

Un secondo ospedale abruzzese peraltro fa anche peggio, quello di Vasto (Chieti) con il 21,4% di morti su 112 casi valutati.

La Cicogna definisce “pieni di ignoranza” quelli che “accusano la Cardiologia dell’Aquila di essere pessima: vorrei precisare – prosegue infatti – che tali dati si riferiscono a tutti gli infartuati aquilani che possono essersi ricoverati ovunque. I dati riferiti alla Cardiologia da me diretta sono quelli relativi all’infarto con angioplastica e il rischio è sotto la media nazionale”.

La dottoressa sottolinea che “si parla di struttura ospedaliera, non di reparto: stanno elaborando i dati e vi farò sapere quali sono i numeri riferibili alla Cardiologia e quali ad altri reparti – scrive sul social network – Ti dico solo che a 30 giorni noi ricontrolliamo chi abbiamo dimesso” e prosegue affermando che i numeri non ribattono con quelli dello studio.

“Comunque questo è un argomento troppo serio per essere discusso su queste pagine, sicuramente la Asl chiarirà in modo più consono e competente”, conclude. (alb.or.)