CHIETI – “Nonostante i proclami e le promesse delle Giunte di centrodestra e di centrosinistra, l’assistenza sanitaria territoriale in Abruzzo non riesce ancora a essere considerata una risorsa per rispondere ai crescenti bisogni di salute della popolazione di questa Regione”.
È la posizione dell’Associazione abruzzese medici del territorio a cui aderiscono Cipe, Fimp, Simet e Smi.
“L’assistenza sanitaria territoriale – si legge in una nota – dovrebbe essere erogata attraverso i distretti sanitari in stretta collaborazione con gli operatori sanitari dipendenti e convenzionati utilizzando una volta per tutte quei finanziamenti che il Cipe destina al territorio da molti anni”.
Secondo i Livelli essenziali di assistenza, i fondi dovrebbero essere pari al 51 per cento del fondo sanitario regionale.
“Invece, nella nostra Regione, – dicono i medici del territorio – nonostante il buon Piano operativo 2010-2012, redatto dalla dottoressa Baraldi, che prevede il potenziamento delle strutture del territorio per far fronte alla domanda di salute con maggiore qualità di servizio a costi contenuti, il cambiamento necessario trova grosse difficoltà a prendere corpo per le ostilità sia degli amministratori locali che per le decisioni della Magistratura amministrativa a cui gli stessi si sono rivolti per difendere i presidi ospedalieri che secondo normative nazionali – vedi il Patto della Salute vigente – non possono operare vista la riduzione dei posti letto ospedalieri per pazienti affetti da patologia acuta che è fissata al 3,3 per mille abitanti e che potrebbero essere riconvertiti in posti di lungodegenza, Rsa, riabilitazione ex art.26”.
“A tutto ciò – proseguono i medici del territorio – si aggiungono le scelte di alcuni direttori generali delle nostre Asl che in contraddizione con il Piano Operativo 2010-2012 utilizzano fondi destinati al potenziamento delle attività del territorio, progetti prioritari del Piano Sanitario Nazionale, per l’acquisto di attrezzature ospedaliere come ha fatto il dottor Zavattaro a Chieti con atti amministrativi adottati il 31 maggio scorso che documentano nettamente il contrario e che si beffano di tutte le disposizioni di legge”.
Per i medici “è ora di dire basta, è ora che ognuno esca allo scoperto e si assuma le proprie responsabilità; se si vuole continuare a scegliere di spendere soldi pubblici per interventi a favore di logiche che nulla hanno a che fare con la salute del cittadino. Per questi motivi chiediamo al presidente Chiodi di bloccare i fondi dei progetti prioritari che sarebbero da utilizzare per il territorio ‘commissariando’ all’uopo i direttori generali e istituendo un tavolo regionale fra costoro e le organizzazioni sindacali degli operatori sanitari per concordare le modalità di utilizzo dei fondi disponibili e programmare finalmente una assistenza sanitaria rispettosa dei bisogni di tutta la cittadinanza abruzzese”.





