L’AQUILA – “Ancora si pensa di chiudere? Si vogliono creare le case della comunità, che chissà quando nasceranno, belle le pose delle prime pietre, ma sono tutti progetti lontani. Manca il personale, le attrezzature. È stata anche ipotizzata la chiusura dei punti di primo intervento in vista dell’apertura di case e ospedali di comunità. Ma quando? Solo solo annunci”.
Piani di tagli, chiusure e progetti che sono solo “scatole vuote” secondo Walter Palumbo, dell’Intersindacale Sanitaria Abruzzese, che parla anche di “un atteggiamento anti-sindacale rilevante”, tornando ad evidenziare quanto già più volte denunciato, al termine del Tavolo regionale ieri a Pescara per illustrare i Piani di razionalizzazione delle Asl alla presenza dell’assessore regionale alla Salute, Nicoletta Verì e del direttore generale del Dipartimento Sanità Claudio D’Amario.
Visto il “mancato invio di tutti i Piani di razionalizzazione della spesa sanitaria aziendale che non ci permette di poterli esaminare”, ha sottolineato l’Isa, “eventuali disomogeneità erogative di prestazioni sanitarie” verranno evidenziate in un secondo momento.
Dagli interventi di edilizia sanitaria alle liste d’attesa, i temi più caldi al centro dell’incontro nel corso del quale Verì, tra le altre cose, avrebbe assicurato che non ci saranno tagli per la spesa del personale e non sono previsti esuberi e che, invece, si sta lavorando ad un’analisi dei servizi che producono e quelli che non producono.
Partendo dai punti di primo intervento (Ppi), spiega Palumbo ad AbruzzoWeb, “che sono sorti perché hanno dovuto chiudere gli ospedali con la riduzione dei posti letto, questo ha comportato la riconversione degli ospedali più piccoli per ‘salvare’ quelli più grandi, specialmente i pronto soccorso come Guardiagrele, Casoli, Atessa, Pescina, Tagliacozzo”.
E ancora: “Ci è stato spiegato che non è possibile garantire ancora le prestazioni, anche se minime, in zone periferiche. Inoltre, ci saremmo aspettati che fosse stabilito un calendario di incontri, per evitare il rischio disomogeneità. Dalla convocazione, inoltre, sono state escluse molte sigle sindacali, penso all’Anaao, uno dei maggiori rappresentanti della categoria dei medici. Perché alcuni sono stati convocati e altri no?”.
Nel corso dell’incontro, l’assessore Verì ha illustrato il progetto “task force”, non una vera struttura di missione che avrebbe costi maggiori, che possa gestire le emergenze e il “buco” della sanità.
Una proposta, quella della Task Force che affianchi l’assessore, emersa al termine del summit del centrodestra che si è tenuto due giorni fa a Francavilla al Mare, promossa dal consigliere regionale della Lega Carla Mannetti. A costo zero, visto che sarà costituita dagli attuali dirigenti regionali scelti per le specifiche competenze, e non dal costo di un milione di euro e con la nomina di un titolare fiduciario del presidente della Regione, Marco Marsilio, come invece nell’ipotesi della Struttura tecnica.
Un tavolo ha seguito dunque la maratona del centrodestra che si è riunito dopo la pausa estiva per discutere dei temi più caldi, a cominciare proprio dalla sanità, con lo stesso assessore Verì, ex leghista non rieletta il 10 marzo con la lista del presidente, e richiamata in giunta come esterna e con la stessa delega, che ha assicurato che il deficit sarà abbattuto addirittura a 20 milioni, altro che i 200 paventati dall’opposizione, e con Marsilio, di Fdi, che ha assicurato che “non c’è nessun rischio di commissariamento, il deficit è ampiamente sotto il 5% del budget assegnato”, e che “non si può parlare di ‘buco’ in un quadro in cui i tre quarti delle Regioni italiane hanno esattamente lo stesso problema, e non a caso il tema del finanziamento alla Sanità è centrale anche nel dibattito politico nazionale”.
Il direttore del dipartimento D’Amario ha sottolineato come la prima componente di spesa che incide per circa il 50% in tutte le aziende è quella delle risorse umane. E in questo senso, avrebbe assicurato, non c’è stato alcun tipo di taglio, un’ndicazione precisa dell’Assessorato. E ancora: “Parlare di deficit è un grave errore metodologico. La spesa sanitaria non si risolve solo con il fondo sanitario, ma con entrate proprie, progetti vincolati, obiettivi affidati dallo Stato, sono una serie di attività di recupero. Alla fine bisogna considerare lo sbilanciamento più i ricavi, per cui solo alla fine di questo conteggio si parla di deficit sanitario”.
Per Verì: “Il rischio è di creare allarmismo, altre Regioni hanno agito in silenzio”.
Ma resta il malcontento delle organizzazioni sindacali che, già alla vigilia della riunione, avevano lamentato l’esclusione di diverse sigle: “L’invito ha escluso le altre sigle sindacali degli operatori sanitari facenti parte della nostra Associazione sindacale”, “una esclusione che abbiamo capito essere stata causata da una incompleta conoscenza del variegato ed articolato mondo delle Organizzazioni sindacali degli operatori sanitari ad oggi esistenti e che si pensava fosse stato chiarita con i Dirigenti e funzionari degli Uffici del Suo Assessorato a cui era stato inviato un elenco delle sigle sindacali, aderenti alla Intersindacale Sanitaria Abruzzese e aventi propria e associata rappresentatività per evitare il ripetersi di esclusioni nel prossimo futuro”.
“Sono state invitate a partecipare solo tre delle sigle aderenti all’intersindacale Sanitaria Abruzzese: FIALS, NURSING-UP e NURSIND”. Escluse, quindi, “le altre sigle sindacali degli operatori sanitari facenti parte della nostra Associazione sindacale, (CIPe, FIMP, SIMPEF con propria rappresentatività) o associate (ANPO-FIALS, SINAFO-SNR, FISMU-SIMeT con comune rappresentatività), e quelle con propria rappresentatività, come ANAAOAssomed, AAROI, CIMO-FESMED, non aderenti alla nostra Associazione”.






