L’AQUILA – “La crisi di risorse che avvolge l’intero sistema sanitario abruzzese dovrebbe obbligarci tutti a scelte coraggiose per conciliare l’esigenza della migliore tutela sanitaria con la crescente indisponibilità di fondi; ma siccome Chiodi, come don Abbondio, questo coraggio non ce l’ha, non se lo può nemmeno dare”.
E’ quanto dichiara il consigliere regionale Cesare D’Alessandro (Idv).
“Ad esempio – dice – un semplice intervento volto a ridurre le prescrizioni sanitarie ‘inappropriate’ potrebbe generare risparmi assai consistenti, fino all’azzeramento nel tempo del deficit regionale. Per Chiodi, invece, è molto più semplice chiudere i ‘piccoli ospedali’, che però non curano ‘piccoli cittadini’ ma cittadini come tutti gli altri”.
“In Abruzzo come nel resto d’Italia – prosegue l’esponente dell’Idv – il fenomeno dell’inappropriatezza prescrittiva è principalmente dovuto al mancato aggiornamento professionale dei medici e alla pratica della medicina cosiddetta ‘difensiva’, ovvero il ricorso dei medici a un eccesso di prescrizioni sanitarie che li metta al riparo da eventuali rischi medico-legali.
In questo modo vengono spese ingenti risorse (circa il 15% del totale, secondo i dati del Ministero) senza alcun ritorno concreto in termini di tutela della salute”.
“La nostra Regione – aggiunge Cesare D’Alessandro – è in forte ritardo nella definizione di percorsi di autoverifica e controllo sulla appropriatezza delle prestazioni sanitarie. Per questo chiediamo a Venturoni di voler quantificare, utilizzando personale interno alle ASL e alla Regione, la percentuale di risorse sanitarie che oggi viene dispersa nei canali della prescrizione inappropriata e della medicina ‘difensiva. All’assessore Venturoni chiediamo, inoltre – conclude il consigliere – quali iniziative siano state messe in campo, rivolte ai servizi di medicina legale e alle unità di risk management, per il contenimento delle attivita’ prescrittive dovute a fenomeni di medicina ‘difensiva’”.




