PESCARA – La cura è da cavallo, ma per ora pare stia funzionando e il cavallo è ancora vivo. Da quanto si apprende dagli uffici regionali il deficit della sanità del 2025, alla luce dei rendiconti aggiornati a fine aprile, oscillerebbe tra i – 78 e i – 83 milioni di euro.
Ancora un macigno, certo, ma meno pesante e ingombrante rispetto a quello che era stato preventivato fino a pochi mesi fa: prima – 113 milioni, poi intorno ai – 100 milioni di euro. E questo dopo che per il 2024 i conti erano stati chiusi a – 103 milioni, con il centrodestra del presidente, Marco Marsilio, di Fdi, che è stato costretto ad aumentare le tasse ed effettuare tagli drastici a tutte le voci del bilancio regionale.
I nuovi conti stanno ora però spingendo dietro le quinte sia esponenti di maggioranza che di opposizione a cancellare proprio l’impopolare aggravio fiscale e tornare ad allentare i cordoni della borsa, dopo due anni di politica della lesina.
Ma tra i tecnici la cautela è massima: a cominciare da quelli del dipartimento Sanità, di cui è direttore Camillo Odio, che ha preso il posto a fine dicembre di Emanuela Grimaldi, ora direttore dipartimento Cultura e Sociale, come pure ovviamente da parte dell’assessore Nicoletta Verì: non a caso il dato trascritto del deficit 2025 è ancora prudenzialmente di meno di 86-87 milioni di euro, e questo perché i conti consegnati dalle quattro Asl potrebbero riservare scostamenti e dunque brutte sorprese. Un importante ruolo in partita lo riveste anche l’Agenzia sanitaria regionale, diretta fino a marzo da Pierluigi Cosenza, ed ora dall’ex sindaco di Teramo ed ex direttore sanitario della Asl teramana Maurizio Brucchi.
Le Asl vengono sempre più marcate strette dal Dipartimento, concentrato a mettere a terra il Piano operativo imposto dal Tavolo di monitoraggio interministeriale di Roma che ha come obiettivo il pareggio di bilancio nel 2029, con un risparmio complessivo di 158 milioni di euro (QUI LINK). Da quanto si apprende, il miglioramento dei conti è dovuto alle manovre che sono intervenute da ottobre a dicembre 2025, ed aspetti di cura nella scrittura del bilancio più veritieri che hanno condotto le Asl in questi primi mesi del 2026 a prestare più attenzione alla gestione della spesa e non solo su come aumentare le entrate.
Resta però sempre il rischio di incidere negativamente sulla qualità dei servizi e delle prestazioni, visto che nel Piano è previsto il taglio dei costi nell’approvvigionamento dei farmaci, sostituiti con quelli equivalenti, ed è questo il fronte del risparmio.
Poi c’è la razionalizzazione degli approvvigionamenti dei dispositivi medici, la riduzione della spesa delle cliniche convenzionate, la revisione al ribasso degli accordi integrativi con i medici di medicina generale e i pediatri di libera scelta, la rinegoziazione dei contratti in essere, l’accorpamento temporaneo di servizi, la rimodulazione degli interventi di manutenzione, il taglio dei contratti interinali e delle consulenze.
Per quanto riguarda il tendenziale del 2026, ad oggi calcolato sul primo trimestre, quando ancora non erano entrate a regime davvero le misure di contenimento della spesa, c’è ottimismo sul fatto che il passivo sarà alla fine dei conti di gran lunga inferiore, si spera anche sotto a quello del 2025, ma questo lo si saprà con certezza solo con i rendiconti definitivi del 2027.
Rimaniamo in ogni caso nell’alveo dell’ipotetico, visto che dati certificati non ci sono ancora, ed è quello che con forza ha denunciato il capogruppo del Pd in Consiglio regionale, Silvio Paolucci, che ha fatto già due accessi agli atti senza esito positivo e ha lanciato strali infuocati nell’ultima conferenza dei capigruppo per la totale mancanza di informazioni. E c’è da scommettere che se l’andamento positivo dei conti sarà confermato l’opposizione, con importanti sponde nella maggioranza, tornerà all’attacco per chiedere alla Regione di azzerare l’aumento dell’addizionale Irpef per i redditi sopra i 28.000 euro. f.t.






