L’AQUILA – La Cgil funzione pubblica ha proclamato lo stato di agitazione del personale dirigente e del comparto della Asl di Avezzano-Sulmona-L’Aquila, attivando le procedure previste per le quali nei prossimi giorni, ci sarà un incontro con il prefetto dell’Aquila, Giuseppe Linardi.

Lo fanno sapere in una nota i sindacalisti Francesco Marrelli, Anthony Pasqualone e Angela Ciccone.

“Le motivazioni alla base della protesta – si legge nella nota – derivano dal conclamato taglio dei costi del personale, stimabile a oggi in circa 5,3 milioni (vedi delibera di Giunta regionale 741 del 15 novembre 2016) e dalle evidenti ripercussioni che tale taglio comporta sia in termini di erogazione dei servizi sanitari pubblici, sia sulle condizioni di lavoro a cui sono costretti ogni giorno i lavoratori della Asl”.

“A oggi – aggiungono – viene confermato il taglio di quasi 100 posti di lavoro! Tale riduzione di personale aggrava ancora di più la già insufficiente dotazione organica stabilita nel 2014. Infatti la stessa Asl, con deliberazione del direttore generale n.1990 del 30 novembre 2016, riconosceva un’esigenza ulteriore di personale pari a 277 unità rispetto alle previsioni di fabbisogno formalizzate con la dotazione organica stessa”.

Secondo la Cgil, “emerge in maniera sempre più consistente la cronica e strutturale carenza di personale su tutte le categorie professionali. Infatti, a fronte di una previsione complessiva pari a 4053 unità di personale, solo 3417 posti risultano coperti, con la conseguente quantificazione in 636 posti vacanti al 31 dicembre 2016”.

La Cgil fa presente anche che, nel mese di agosto, “si sono tenuti diversi incontri con i sindaci del territorio, i quali nel prendere atto della grave carenza di personale hanno tutti lamentato che l’attuale dotazione è assolutamente insufficiente a garantire i livelli minimi di assistenza e il mantenimento degli attuali servizi”.

E chiede ancora alla Regione Abruzzo “di predisporre tutti gli atti necessari a determinare l’effettivo fabbisogno di personale nel rispetto delle normative sul giusto riposo”.

“A oggi – fanno sapere ancora – la Regione Abruzzo non ha provveduto al rilevamento del fabbisogno del personale poiché ha concentrato la propria attenzione sul contenimento della spesa, mettendo in secondo piano quello che dovrebbe essere l’obiettivo prioritario, ovvero la garanzia di servizi pubblici di qualità e fruibili da tutti i cittadini, soprattutto in un territorio che occupa circa la metà della regione in un contesto prevalentemente montano”.

“È inammissibile continuare ad assistere, così come è avvenuto nel periodo estivo, ad accorpamenti e chiusure di servizi sanitari pubblici essenziali in dispregio alla garanzia del diritto alla salute e in violazione delle normative contrattuali e di legge in materia di orario di lavoro. A oggi continuano a permanere tutte le criticità già denunciate. In particolar modo si assiste ad elaborazioni di turni che vengono predisposti a cadenza settimanale, senza la giusta previsione dei riposi settimanali previsti per legge, senza che vengano garantite le 11 ore di riposo tra un turno e l’altro nell’arco delle 24 ore, senza che si dia ai lavoratori la possibilità di usufruire delle ferie pregresse con conseguente eccessivo ricorso al lavoro in somministrazione (personale infermieristico, ostetrico e operatori socio-sanitari) per i quali si assiste a sottoscrizioni di contratti a cadenza mensile il più delle volte rinnovati a ridosso delle scadenze”, l’altra rivendicazione.

“A questo si aggiunga un eccessivo ricorso al lavoro straordinario quale strumento di attuazione dell’attività ordinaria e programmata, in carenza di contrattazione per costituire la banca ore e regolamentare contrattualmente l’orario di lavoro collettivo – denuncia il sindacato – Si assiste, infatti, a continue variazioni unilaterali degli orari di lavoro del personale turnista. Inoltre al perdurare del blocco del turnover all’80% consegue il ricorso a tipologie di lavoro precario al fine di mantenere la continuità assistenziale. Un ulteriore vulnus nei riguardi dei lavoratori, che già vivono nell’incertezza della continuità del rapporto di lavoro”.

“Le condizioni di lavoro descritte tendono a un peggioramento in termini di stress, con serie ripercussioni nei confronti dei lavoratori, ai quali la Asl ancora non corrisponde la giusta remunerazione per il lavoro svolto. Infatti, per esempio, ancora non vengono pagate le prestazioni di lavoro straordinario svolte dal personale nei mesi di novembre e dicembre 2016, le competenze per la produttività collettiva, la liquidazione per le prestazioni di attività di screening eccetera”, prosegue.

“A quanto sinora descritto si aggiunge una reale condizione di dequalificazione professionale generata dalla cronica carenza di personale, dovendo i lavoratori svolgere diverse mansioni per garantire la continuità del servizio sanitario”, conclude Cgil funzione pubblica.