L’AQUILA – Che il covid e le misure di contenimento, insieme ai tagli già noti, continuino a paralizzare l’intero sistema sanitario nazionale è un fatto acclarato, meno scontato che dopo tre anni di gestione dell’emergenza, tra annunci di riorganizzazioni e recupero liste di attesa, per molti sia ancora impossibile accedere a prestazioni essenziali.

Praticamente al palo, al di là dei proclami, controlli e screening, i telefoni dei centralini Asl, anche in Abruzzo, dalle aree interne alla costa, spesso suonano a vuoto e quando qualcuno risponde lo fa per riferire che al momento non ci sono date o al massimo proponendo appuntamenti con ritardi imbarazzanti.

Lo sanno bene i cittadini che, sempre più numerosi, si vedono costretti ad accedere a strutture private nelle quali comunque, in molti casi, si registrano anche settimane di attesa, proprio a causa dell’impennata di richieste.

Qualcosa nell’intricato meccanismo che rallenta il sistema, a volte si sblocca solo intramoenia, ovvero, citando il Ministero della Salute, attraverso “prestazioni erogate al di fuori del normale orario di lavoro dai medici di un ospedale, i quali utilizzano le strutture ambulatoriali e diagnostiche dell’ospedale stesso a fronte del pagamento da parte del paziente di una tariffa”.

E chi non può permetterselo? Quanto deve attendere prima di poter effettuare un esame che potrebbe segnare il suo destino?

In Abruzzo il problema è diffuso e riguarda non solo pazienti con malattie croniche ma anche cittadini che devono svolgere visite e analisi di controllo, di prevenzione e screening.

A denunciare solo alcune delle criticità, di recente, in merito all’Ospedale Renzetti di Lanciano (Chieti), il consigliere regionale M5S Francesco Taglieri: “da diversi mesi ormai, è diventato impossibile prenotare, per esempio, un esame Tac, una Risonanza Magnetica, o una visita Cardiologica, Dermatologica o Gastroenterologica. Sono bloccati da oltre 18 mesi gli screening mammografici e della cervice uterina, fondamentali per la prevenzione delle più diffuse patologie tumorali femminili”.

“Gli addetti al Cup, che fino ad un mese fa rispondevano ingenuamente ‘non abbiamo calendari disponibili’, ora, dopo l’intervento congiunto della politica e della alta direzione aziendale, sono stati costretti a rispondere con un più sfumato ‘abbiamo un problema tecnico, ritorni tra qualche giorno’. Una situazione che mette gli operatori del centro prenotazioni in seria difficoltà e che sono costretti, con le loro capacità relazionali, a colmare una gestione pessima della Asl e della Regione che di questa ha il controllo”.

“In tutto questo, purtroppo, il conto lo paga il cittadino già in difficoltà per la propria salute, che è costretto a girare l’Italia o a pagare di tasca propria esami diagnostici e visite specialistiche, a volte negli stessi ospedali dove gli viene rifiutata la prestazione pubblica, oppure, ed è la cosa più triste, deve rinunciare a curarsi. E lo paga il personale sanitario, costretto a lavorare senza le giuste strumentazioni, e lasciato in trincea davanti a un’utenza sempre più esasperata dai disservizi, nonostante non sia in alcun modo responsabile di queste situazioni”.

Intanto, in una nota, la Asl di Chieti, ha replicato: “i numeri parlano chiaro, e documentano un’attività che smentisce costruzioni fantasiose, al limite della maldicenza: tra novembre e dicembre sono state prenotate 64 Tac, 63 risonanze, 120 visite cardiologiche, 141 visite dermatologiche.  Sul fronte della prenotabilità delle prestazioni, l’unità operativa ‘Governo liste d’attesa’ ha comunicato le disponibilità alla data di oggi: visita cardiologica urgente prima data utile 20 dicembre, Tac in classe breve 23 dicembre, visita dermatologica prima disponibilità 9 gennaio”.

“Sulle liste d’attesa stiamo lavorando molto e vediamo già i primi risultati – ha spiegato il direttore generale Thomas Schael – . Gli effetti degli investimenti e delle azioni messe in campo saranno ancor più apprezzabili con il passare delle settimane, perché con l’arrivo delle nuove attrezzature stiamo potenziando anche l’offerta, a cui si aggiunge anche l’importante lavoro del recall che recupera posti in precedenza occupati a cui gli utenti rinunciano all’ultimo momento. L’accesso alle prestazioni sarà sempre meno difficoltoso”.

Numeri che spesso, però, si scontrano con la realtà. E a dire il vero, solo a questo giornale, nel tempo sono arrivate decine di segnalazioni in merito a ritardi insostenibili per esami urgenti, come le mammografie, solo per citare un caso. E non solo per la Asl di Chieti.

E ad Avezzano, venerdì scorso, si è svolto il Sit-In di protesta organizzato da Unione Popolare davanti all’ospedale civile.

“Basta liste d’attesa di mesi e mesi, basta precarietà ed esternalizzazioni. Sanità pubblica, universale e gratuita!”, le richieste di Unione Popolare.

“Una prima iniziativa – viene spiegato – contro il saccheggio che sta avvenendo da 30 anni a questa parte, con complicità di tutti i governi, della sanità pubblica nazionale e locale, a beneficio di quella privata ed a pagamento. Ciò ci ha portato alla situazione degradata della sanità che stiamo vivendo oggi e che è destinata a peggiorare: ospedali dismessi, posti letto e servizi tagliati ai cittadini, personale medico e paramedico mancante, carenza e precarietà dei servizi e del personale e turni di lavoro massacranti. Note dolenti la disastrosa gestione del pronto soccorso ed il problema delle tempistiche di salvataggio e trasporto dei pazienti, soprattutto nelle aree interne della Marsica, poiché possono passare anche 2 ore per giungere al primo presidio utile”.

“Hai avuto finalmente il tuo appuntamento? Dopo quanto tempo? O ti sei rassegnato al ricatto dell’ intramoenia, pagando ulteriormente per avere ciò per cui tu paghi le tasse, a differenza di chi provoca tutto questo perché le evade? Cerchi notizie di chi attende da ore al pronto soccorso sottodimensionato e sguarnito? Da quanto lontano sei costretto a venire a questo unico e sovraccaricato presidio, in un così vasto territorio? Ti rechi a svolgere il tuo turno sottopagato, e ti prepari a svolgerlo con competenza, attenzione e coscienza mal ripagate, cercando di dimenticare l’ansia per il futuro? Parliamone insieme e lottiamo per i nostri diritti! Noi ci siamo sempre”, l’ appello rivolto ai cittadini ed ai lavoratori in ambito sanitario.

Un quadro desolante, ancora di più alla luce della pubblicazione del volume ‘I numeri del cancro in Italia 2022’.

Dal rapporto, infatti, è emerso che sono aumentate le diagnosi di tumore in Italia rispetto al 2020: nel 2022 sono stimati 390.700 nuovi casi, 14.100 in più in 2 anni.

Il tumore più frequentemente diagnosticato, nel 2022, è il carcinoma della mammella (55.700 casi, +0,5% rispetto al 2020), seguito dal colon-retto (48.100, +1,5% negli uomini e +1,6% nelle donne), polmone (43.900, +1,6% negli uomini e +3,6% nelle donne), prostata (40.500, +1,5%).

La pandemia, rilevano gli esperti, ha determinato nel 2020 un calo delle nuove diagnosi legato in parte all’interruzione degli screening, ma oggi si assiste alla ripresa dei casi di tumore come in altri Paesi europei. E il trend rischia di peggiorare.

Pesano, appunto, anche i ritardi nell’assistenza accumulati durante la pandemia. I dati “invitano sempre di più a rafforzare le azioni per contrastare il ritardo diagnostico”.

CRONICITA’, FERMI AL PIANO

E chi ha patologie croniche? Più di un cittadino su tre ha atteso oltre dieci anni per arrivare alla diagnosi e uno su quattro fra chi soffre di una malattia rara deve spostarsi dal proprio luogo di residenza per curarsi. Le liste di attesa, ancora allungate dalla crisi pandemica, pesano sulla salute dei cittadini affetti da queste patologie, in particolare oltre la metà di essi denuncia tempi lunghi per gli esami diagnostici e per le visite di controllo. E resta la chimera del supporto psicologico che due terzi dei pazienti devono pagare di tasca propria.

Questi sono solo alcuni dei dati che emergono dal XX Rapporto sulle politiche della cronicità, presentato dal Coordinamento nazionale delle circa 100 associazioni di malati cronici e rari, di Cittadinanzattiva. Il Rapporto nasce dalle interviste a 871 pazienti ed a 86 Presidenti di altrettante associazioni di patologia cronica o rara. Il titolo di questa ventesima edizione è “Fermi al Piano”: si tratta del Piano nazionale della cronicità, di cui quasi il 36% delle associazioni denuncia la mancata attuazione e il 15% l’attuazione soltanto in alcuni territori.

Secondo i dati Istat 2022, 4 italiani su 10 soffrono di almeno una malattia cronica e 2 su 10 di due o più malattie croniche. Per quanto riguarda le malattie rare, in Europa si stima che le persone affette da tali patologie siano circa 20-30 milioni, in Italia sarebbero circa 2 milioni, moltissime delle quali in età pediatrica.

Uno degli aspetti che risulta essere più problematico per i pazienti con patologia cronica e rara è quello della difficoltà di accesso a motivo della presenza di lunghe liste di attesa, gli ambiti maggiormente segnalati come critici dai cittadini riguardano per il 62,9% difficoltà di accesso per prime visite specialistiche; 57,9% esami diagnostici; 54,9% visite di controllo/follow -up; 42,6% riconoscimento invalidità civile e/o accompagnamento; 40,8% protesi, ausili e/o dispositivi medici riconoscimento e/o ttenimento; 39,3% interventi chirurgici; 38,2% riabilitazione; 36,6% riconoscimento handicap; 35,2% Screening istituzionali (tipo prevenzione dei tumori); 34,4% ricoveri in reparti ospedalieri; 28% ricoveri in day hospital; 26,6% riabilitazione domiciliare; 22,7% trattamenti farmacologici/terapie infusionali presso day hospital e reparti ospedalieri; 21,4% assistenza domiciliare (ADI) accesso o fruizione; 15,7% strutture residenziali (es. Rsa); 14,1% centri diurni; 12,9% vaccinazioni routinarie obbligatorie e/o raccomandate; 9,5% vaccinazione anti-Covid 19; 9,1% chemio – radioterapia.