L’AQUILA – Oggi la città dell’Aquila festeggia il suo patrono, San Massimo, martire cristiano del III secolo dopo Cristo.
Nato nell’antica città di Aveia, ai piedi dell’abitato di Fossa (L’Aquila), intorno al 228, Massimo manifestò sin da subito la sua vocazione alla fede cristiana.
Catturato durante il regno di Decio, l’imperatore romano che governò per due anni su Roma con un regime che fece delle persecuzioni cristiane un caposaldo del tentativo di restaurazione del vecchio splendore, rinnovò senza cedimenti il suo credo davanti alle autorità civili.
Massimo non rinnegò la sua fede neanche davanti al prefetto di Aveia e per questo venne disteso sull’eculeo e a lungo torturato, ma inutilmente.
Il preside della città, per dissuaderlo, arrivò anche a promettergli sua figlia Cesaria come sposa, ma alla fine ordinò che Massimo fosse gettato dalla rupe che si trova sotto il castello di Ocre, nel luogo dove oggi è visibile una croce installata dai devoti negli anni ’60.
Probabilmente in seguito a questo martirio la città di Aveia divenne sede vescovile.
Alla distruzione di Aveia le reliquie vennero portate a “Civitas Sancti Maximi” (Forcona) e fu qui che il 10 giugno del 956 l’imperatore Ottone I il Grande e il papa Giovanni XII giunsero per venerare le spoglie del santo.
Nel 1256 la sede vescovile e le reliquie vennero spostate all’Aquila, città appena fondata, e furono messe nella nuova cattedrale a lui dedicata.
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