L’AQUILA – Divieto di annaffiare gli orti e abbeverare gli animali con l’acqua captata da fiumi, dai ruscelli, dai canali e dai laghi, invasi dove affluiscono o defluiscono canali, perché c’è il rischio che questa acqua sia contaminata da batteri di salmonella, che potrebbero attraverso gli ortaggi, i salumi e le uova entrare nel ciclo alimentare dell’uomo.
Questo prescrive in concreto la nota del Dipartimento di prevenzione della Asl L’Aquila-Avezzano-Sulmona, già recepita dal Comune dell’Aquila e resa pubblica ieri sera, con un criptico comunicato stampa, e che è in via di recepimento da parte dei Comuni di Montereale, Fossa, Scoppito, Cagnano Amiterno, Pizzoli, Villa Sant’Angelo, Fagnano Alto, San Demetrio nei vestini e Barisciano, a cui la Asl ha già inviato la medesima nota.
L’ordinanza che avrà una durata di 120 giorni, salvo ulteriori disposizioni a seguito dei nuovi controlli effettuati dalla Asl, ed è destinata a creare non pochi problemi agli agricoltori dei Comuni interessati, soprattutto quelli che hanno i terreni lungo l’Aterno e gli altri corsi d’acqua.
A scanso di equivoci va sottolineato però che in nessun caso il divieto riguarda l’acqua potabile, e che può essere utilizzata senza problemi per irrigare le coltivazioni, annaffiare gli orti, abbeverare animali l’acqua dei pozzi, quella di faglia che sgorga dalle sorgenti, l’acqua piovana fatta confluire in punti raccolta come bidoni e serbatoi, l’acqua degli abbeveratoi e dei fontanili, in quanto dalle analisi effettuate non è risultata in questi casi esserci presenza di salmonella.
Spiega ad Abruzzoweb Il direttore del dipartimento di prevenzione della Asl Avezzano-Sulmona-L’Aquila, Giuseppe Matricardi: “Curando alcuni casi acuti di diarrea i medici hanno riscontrato che essi erano causati dal batteri di salmonella, tutti dello stesso tipo. Sono allora partiti i nostri controlli a campione e dopo tante ricerche siamo arrivati alle acque reflue e ai depuratori citati nell’ordinanza, dove abbiamo riscontrato la presenza di un batterio autoctono, che si è formato in questo territorio. Il pericolo è che l’acqua possa contaminare ortaggi e alimenti come uova e salumi, in quanto gli animali più soggetti a contrarre al salmonellosi sono le galline e i maiali. Da qui il divieto di utilizzo delle acque superficiali dove l’acqua dei depuratori, con il suo carico batterico può essere arrivata, come confermato dal nostro campionamento statistico”.
La nota della Asl, e la conseguente ordinanza del Comune dell’Aquila prescrive anche il divieto di utilizzare i terreni per coltivare e pascolare che si trovano in prossimità dei depuratori delle frazioni di Arischia, Colle di Roio, Aragno, Collebrincioni, Campo Imperatore, Pescomaggiore e Civita di Bagno, “fino a 100 metri dal punto di massimo ruscellamento accertato al di fuori dell’area perimetrata, destinata specificamente agli impianti di depurazione,con riferimento agli impianti di acque reflue recapitanti sul suolo”.
Significa che il terreno interdetto è quello ricompreso in una circonferenza che ha come centro il punto in cui arriva il rigagnolo più lontano dell’acqua proveniente dal depuratore e potenzialmente contaminata. Nessun problema per i terrenti prossimi ad altri depuratori dove non è risultata traccia di salmonella.






