ROMA  – Per essere “sufficiente e proporzionata alla quantità e alla qualità del lavoro prestato”, la retribuzione non può essere inferiore a quella prevista dal contratto collettivo nazionale in vigore per il settore di riferimento e stipulato “dalle associazioni dei datori e dei prestatori di lavoro comparativamente più rappresentative sul piano nazionale”.

È quanto prevede la proposta di legge del M5s a prima firma Giuseppe Conte incardinata oggi in commissione Lavoro alla Camera.

In sostanza, si legge in una nota, al fine di eliminare i “contratti pirata”, la proposta stabilisce che i Ccnl di riferimento sono quelli firmati dalle parti sociali più rappresentative a livello nazionale e che, in ogni caso, la retribuzione minima (annualmente adeguata secondo l’indice dei prezzi al consumo armonizzato per i Paesi dell’Ue) non può scendere sotto i 9 euro lordi l’ora. La pdl prevede la detassazione per gli anni 2023-2025 degli incrementi retributivi previsti dai contratti collettivi di lavoro