L’AQUILA – Svolta in arrivo nell’inchiesta della Procura della Repubblica dell’Aquila sull’appalto, dai contorni davvero singolari, relativo ai lavori di ristrutturazione della residenza sanitaria assistita del comune di Montereale, in provincia dell’Aquila, resa inagibile dal terremoto del Centro Italia del 17 gennaio 2017, con tutti gli anziani ospiti, oltre 60, trasferiti nella struttura dell’ex Onpi, nel capoluogo.

Da allora, la struttura è rimasta una clAmorosa incompiuta, con i lavori fermi. Sta infatti per essere notificato l’avviso di conclusione delle indagini da parte della Procura dell’Aquila, alla luce del fatto che sono scaduti anche i termini della proroga delle indagini affidate al sostituto procuratore della Repubblica Roberta D’Avolio. Secondo quanto si è appreso da fonti investigative, potrebbero emergere anche altri indagati.

Poi comincerà la fase legata all’eventuale rinvio a giudizio o al proscioglimento, in una vicenda innescata dal ricorso contro la rescissione in danno notificata alle aziende costruttrici dall’ex dg della Asl dell’Aquila, Ferdinando Romano.

Ma, intanto, spunta un documento, datato 25 maggio e acquisito da Abruzzoweb: si tratta del verbale di collaudo e accertamento tecnico-contabile sui lavori eseguiti, a firma del collaudatore Alessandro Giusti, figura terza, con il quale l’Azienda sanitaria provinciale dell’Aquila ha “ordinato” il pagamento di riserve relative ai lavori già effettuati o da rivalutare, per 710.774 euro, a fronte di una richiesta delle imprese pari a 2.996.427 euro.

Meno soldi, dunque, ma comunque in misura maggiore rispetto a una precedente ipotesi e, soprattutto, la presa di posizione di un tecnico in posizione terza, che ha riconosciuto i lavori svolti sui quali, invece, l’ente aveva chiesto la rescissione in danno per gravi inadempienze.

Due sviluppi, tra loro connessi, di un’incredibile vicenda, segnata dalla decisione della stazione appaltante, la Asl provinciale dell’Aquila, di revocare, a gennaio 2025, dopo sei mesi di stop per presunti ritardi e omissioni, su iniziativa dell’ex manager Romano, l’appalto alle imprese I Platani e Todima Srl, degli imprenditori aquilani Luigi Palmerini e Marino Serpetti.

Le due aziende si erano aggiudicate l’appalto per circa 3,3 milioni di euro, poi lievitati, a seguito di una variante, a circa 4 milioni, con lavori avviati nel 2020. Successivamente, dall’Ufficio speciale per la ricostruzione post terremoto del Centro Italia sono stati assegnati altri 8 milioni di euro.

Da qui il prevedibile esplodere del contenzioso, con un esposto presentato in Procura da Palmerini e Serpetti, che respingono con forza le responsabilità per i ritardi e le omissioni. L’accusa mossa dalle imprese è di aver subito pressioni per indurle al versamento di somme ingenti e non dovute in favore dell’Asl, in modo da consentire a quest’ultima di appostarle nel bilancio di fine 2024, riducendo così le perdite.

Per quanto riguarda l’inchiesta, il giudice per le indagini preliminari del Tribunale dell’Aquila, Marco Billi, a gennaio aveva firmato la proroga di sei mesi per la conclusione delle indagini. Sotto inchiesta ci sono Mauro Tursini, 67 anni, di Ocre, dirigente Asl, capo dipartimento tecnico e responsabile unico del procedimento; Marcello D’Onofrio, 64 anni, di Montereale, progettista e direttore dei lavori; e Remigio Benedetto Tecchia, 76 anni, di Cassino, tecnico a supporto del Rup. Sono tutti indagati per concorso in concussione, accusa tutta da dimostrare.

La patata bollente era finita nelle mani del dg che ha preso il posto di Romano a settembre 2025, l’aquilano Paolo Costanzi, ex direttore del Consiglio regionale.

Il riconoscimento delle riserve, seppure in modo parziale, potrebbe essere letto come un “ammorbidimento” delle posizioni tra Asl e imprese, in vista dell’eventuale processo.

Intanto, la nuova stazione appaltante è, dall’inizio dell’anno, l’Ufficio speciale per la ricostruzione sisma 2016, al posto della Asl, e a fine 2025 è arrivato un nuovo finanziamento da 8 milioni di euro, stanziati dal commissario straordinario Guido Castelli, per terminare finalmente l’opera.

Riavvolgendo il nastro, il progetto esecutivo dei lavori di ricostruzione era stato redatto dal raggruppamento temporaneo di professionisti composto dall’ingegnere Marcello D’Onofrio e dai geometri Valerio Ponzi e Amelio Sebastiani Croce, con esclusione della progettazione strutturale, affidata all’ingegnere Andrea Cinuzzi.

A dicembre 2020 è stato conferito l’incarico all’ingegnere Marcello D’Onofrio per la redazione di una proposta di variante, resasi necessaria a seguito dell’impossibilità di procedere alla demolizione dei tramezzi mantenendo la funzionalità degli impianti. La variante prevedeva una maggiorazione delle lavorazioni pari a 903.895 euro, ovvero il 38,11% dell’importo del contratto iniziale.

Ad aprile 2020 l’aggiudicazione alle imprese I Platani e Todima Srl, con un ribasso d’asta del 26,2%. Marcello D’Onofrio è stato nominato direttore dei lavori, oltre che coordinatore per la sicurezza in fase di esecuzione. Responsabile del procedimento era Gianfelice Nardecchia, successivamente Luca Fiamma, Mauro Antonello Tursini e, da ultimo, la dirigente Asl Serena Parlante, da febbraio 2025.

A dicembre 2023 sono stati affidati all’ingegnere Remigio Tecchia, di Roma, i servizi tecnici di collaudo tecnico-amministrativo, collaudo statico e collaudo tecnico-funzionale degli impianti necessari alla realizzazione dei lavori di ripristino e adeguamento strutturale.

A giugno 2024 la revoca dell’appalto, il contenzioso giudiziario e la richiesta, da parte delle imprese, delle riserve per quanto realizzato e non pagato prima della revoca dell’appalto, per un totale di 2.996.427 euro.

Ed ecco, nel dettaglio, quali sono state la controdeduzione iniziale del direttore dei lavori D’Onofrio e quella successiva, del 25 maggio, a firma di Giusti.

Eccole nel dettaglio.

Per i maggiori costi sostenuti per l’adozione di specifici protocolli di sicurezza al fine del contenimento dell’emergenza Coronavirus, le imprese hanno richiesto 60.784 euro. Il precedente direttore dei lavori ne aveva riconosciuti 6.630,35, mentre la nuova quantificazione è di 38.552,93 euro, ma senza l’applicazione del ribasso d’asta.

La seconda richiesta riguarda l’errata contabilizzazione delle opere provvisionali (utilizzo di ponteggi e schermature dei ponteggi), per l’importo di 25.634 euro. La richiesta era stata in precedenza respinta, mentre a maggio sono stati riconosciuti i 25.634 euro.

Per l’anomalo andamento dei lavori dovuto a carenze del progetto posto a base di gara, le imprese hanno chiesto, per i costi sostenuti fino al terzo Sal, 485.982 euro. In questo caso è stato confermato il rigetto integrale della richiesta, in quanto ritenuta tardiva.

Diverso discorso per quanto riguarda la richiesta di 97.443 euro per l’anomalo andamento dei lavori relativo ai Sal successivi. Il direttore dei lavori ha respinto la richiesta, mentre Giusti l’ha accolta.

Confermato il no, invece, alla richiesta di maggiori oneri per “le interferenze sui lavori già eseguiti causate dagli ordini di servizio conseguenti alla perizia di variante/completamento mai definita e consegnata all’impresa”, per un importo di 180.000 euro.

Proseguendo, c’è la richiesta di “maggiori lavorazioni eseguite e/o non contabilizzate” per 436.140 euro e, in questo caso, il giudizio viene sospeso: “La riserva è da considerarsi tempestiva e parte della stessa confermata in contraddittorio tra le parti con verbale del 2/12/2024. Gli importi recepiti della stessa sono stati allibrati nei contraddittori durante le visite di collaudo”.

C’è poi la richiesta di 430.895 euro per la “mancata contabilizzazione di lavorazioni eseguite a seguito di ordini di servizio del D.L. e di opere ricomprese nella perizia di variante/completamento non approvata dalla Stazione Appaltante”. In questo caso, sia da parte del direttore dei lavori sia, successivamente, da parte di Giusti, l’accoglimento è parziale, per un totale di 295.039 euro.

Per la mancata contabilizzazione del servizio di guardiania, le imprese hanno poi chiesto 38.813 euro. Il precedente direttore dei lavori ha respinto la richiesta, mentre nel verbale di maggio viene riconosciuta una cifra anche maggiore, pari a 51.236 euro.

Proseguendo, per maggiori spese generali, mancato ammortamento di mezzi e attrezzature, retribuzioni inutilmente corrisposte al personale, spese per noleggi e polizze conseguenti al blocco del cantiere imposto, c’è stata un’ulteriore richiesta di 256.678 euro, con il riconoscimento di una sola parte, pari a 80.880 euro.

Infine, un’ulteriore richiesta per la mancata contabilizzazione della sorveglianza del cantiere, pari a 30.771 euro. Ne sono stati riconosciuti soltanto 27.488 euro.