ROMA – “Non abbiamo capito il disagio che stava vivendo legato alla sua sessualità”.

Così i genitori del 14enne che nella notte tra mercoledì e giovedì scorso si è tolto la vita nel quartiere San Basilio di Roma gettandosi nel vuoto da un’altezza di cinque piani.

I genitori hanno ripercorso il dramma davanti agli inquirenti raccontando di non aver capito i tormenti che stava vivendo il loro figlio.

Amici e parenti e vicini di casa, ascoltati dagli investigatori, hanno raccontato di una famiglia molto chiusa con due genitori che seguivano costantemente il loro unico figlio.

Secondo quanto emerso dalle audizioni, il ragazzo aveva tentato di confidarsi con qualcuno senza fare mai precisi riferimenti al disagio che stava vivendo.

Al momento la procura di Roma ha aperto un fascicolo sempre rubricato come ‘K’, ovvero senza ipotesi di reato e senza indagati.

I pm vogliono prima far chiarezza sui messaggi ricevuti dal 14enne nell’ultimo periodo, anche quelli nell’account di Facebook che aveva aperto, così come sui contatti in rete avuti utilizzando il computer di casa. Intanto è stata già svolta l’autopsia sul corpo del 14enne che ha confermato come causa della morte l’impatto della caduta dal quinto piano.

L’ Intenzione degli inquirenti è di ascoltare nei prossimi giorni nuovamente i genitori del ragazzo e altri amici anche per chiarire i riferimenti del messaggio lasciato nella lettera prima del gesto estremo.