PRATO – C’era anche un bambino nel capannone in cui aveva sede la fabbrica gestita da cinesi distrutta dalle fiamme e dove sono morte sette persone. Questo è quanto emerso nel corso degli accertamenti diretti dalla procura di Prato. Il bambino, di pochi anni, è uscito illeso dal capannone con i genitori, sul cui ruolo sono ancora in corso verifiche.
Solo una delle vittime è stata identificata. Le altre sei vittime dell’incendio di ieri nella struttura pronto moda di via Toscana a Prato non sono state ancora identificate. A spiegarlo è stato il procuratore capo della procura della repubblica di Prato, Piero Tony.
“La maggior parte delle aziende sono organizzate così: è il far west”. Così Tony dopo il rogo della fabbrica di Prato.
“I controlli sulla sicurezza e su ciò che è collegabile al lavoro, nonostante l’impegno dei tutte le amministrazioni e delle forze dell’ordine, sono insufficienti. Siamo sottodimensionati: noi come struttura burocratica, ha spiegato il procuratore, siamo tarati su una città che non esiste più, una città di 30 anni fa”.
Omicidio colposo plurimo, disastro colposo, omissione di norme di sicurezza e sfruttamento di mano d’opera clandestina: sono i reati per i quali la procura di Prato ha aperto un’inchiesta in seguito all’incendio della fabbrica. L’unico corpo identificato e uno dei feriti sono irregolari.
fonte Ansa.it



