SULMONA – Un rituale di affiliazione alla ‘ndrangheta, la mafia calabrese, celebrato nel carcere di Sulmona (L’Aquila).

La storia agghiacciante risale al luglio del 2008 e riguarda il giuramento di fedeltà alla ‘ndrangheta di Gianni Cretarola, uno degli uomini del gruppo che nel 2013 fece fuori il boss Vincenzo Femia, a Roma. Sullo sfondo della storia, lo scontro per il traffico di droga nella capitale.

Come riporta l’edizione di oggi del quotidiano Il Centro, la formula del rito di affiliazione è ben precisa: “Giura di rispettare le regole sociali; giura di rinnegare madre, padre, fratelli e sorelle; giura di esigere e transigere centesimo per centesimo e millesimo per millesimo; qualsiasi azione farai contro le regole sociali sarà a carico tuo e a discarico della società. Lo giuri?” –  “Lo giuro”.

Cretarola, che per concludere il rituale ha bevuto il sangue di un altro detenuto affiliato alla ‘ndrangheta che per l’occasione si era ferito a un braccio, era in carcere per scontare una condanna per omicidio commesso durante una lite nel 2001 (ieri la cattura dei tre presunti complici di Cretarola nel delitto Femia, da parte della squadra mobile di Roma. Femia era referente nella capitale del clan Nirta di San Luca, in Aspromonte, ‘mamma’ della mafia calabrese).

Quel sangue, scrive il quotidiano, avrebbe fatto ‘punteggio’ nei successivi step mafiosi, tanto che Cretarola salì di ‘ruolo’: da picciotto alla camorra di sangue in soli tre mesi perché aveva già ucciso, per poi passare al terzo livello, lo ‘sgarrista’. La cerimonia è stata celebrata in modo informale nel penitenziario “perché non si poteva bruciare sul palmo della mano il santino di San Michele Arcangelo”, come prevede il rituale completo.

La storia è venuta fuori dopo il ritrovamento di un quadernetto nel corso di una perquisizione nell’abitazione romana di Creatrola in viale Palmiro Togliatti a Roma, un vero e proprio diario segreto con le formule dei cerimoniali ‘ndranghetisti, criptate con un codice: 21 simboli al posto delle lettere dell’alfabeto. Gli inquirenti sono stati comunque in grado decifrarli.