PERCARA – L’Abruzzo sul podio nazionale per il rischio di cadere vittime di usura, anche a causa degli alti tassi di interesse e dei pochi prestiti erogati dalle banche. In compenso siamo la regione dove più che altrove i cravattari vengono denunciati alle forze dell’ordine
Il risultato, complessivamente ben poco invidiabile, emerge da una ricerca della Confederazione generale italiana dell’artigianato (Cgia) di Mestre, che ogni anno calcola l’indice del rischio usura mettendo a confronto indicatori quali la disoccupazione, i fallimenti, i protesti, i tassi di interesse applicati, le denunce di estorsione e di usura, il numero di sportelli bancari e il rapporto tra sofferenze e impieghi registrati negli istituti di credito.
Rispetto a un indicatore nazionale medio pari a 100, la situazione più critica si presenta dunque in Campania, dove l’indice del rischio usura è pari a 164,3, pari cioè a 64,3 in più della media Italia.
A seguire Calabria con indice 146 e terzo, appunto, l’Abruzzo con indice a 144,6, dove pertanto il rischio usura è superiore a quello che si corre in Puglia (139,4), Sicilia (136,2), Molise (130,9), Basilicata (117,6), Lazio (113,3), Umbria (109,4) e Sardegna (101,8).
Nelle altre regioni il rischio usura è al di sotto della media e la più sicura in assoluto è il Trentino Alto Adige con indice 51,8. Causa principale dell’aumento generalizzato è strettamente collegato al cosiddetto “credit crunch”, ovvero dal calo significativo, o inasprimento improvviso delle condizioni, dell’offerta di prestiti a famiglie imprese da parte delle banche.
Tra la fine del 2011 e lo stesso periodo del 2013, si legge nella ricerca, la diminuzione degli impieghi bancari alle famiglie e alle imprese è stata di quasi 100 miliardi di euro. Le prime hanno subito una contrazione di 9,6 miliardi, le seconde hanno registrato una flessione pari a ben 87,6 miliardi.
“A seguito della forte contrazione dei prestiti praticata dalle banche alle famiglie e alle imprese – commenta i dati il segretario della Cgia Giuseppe Bortolussi – c’è il pericolo che l’usura, soprattutto nel Mezzogiorno, assuma dimensioni preoccupanti. Oltre agli effetti della crisi economica e al calo della domanda di credito questa forte riduzione dell’erogato è stata dovuta anche al deciso aumento delle sofferenze bancarie che a giugno di quest’anno ha toccato la cifra record di 168 miliardi di euro”.
Non è un caso infatti che nelle tre regioni in classifica per rischio usura i tassi di interesse bancari sono i più alti: in Calabria i tassi sono del 3,7 per cento, in Campania del 3,56 per cento, in Abruzzo del 3,54 per cento.
Mentre nella media italiana i tassi si assestano sul 2,69 per cento.
Molto alto in Abruzzo anche il rapporto tra sofferenze ed impieghi bancari. Siamo terzi in Italia, con una percentuale del 14,1 per cento, per l’esattezza 3.528 sofferenze su 25001 impieghi. La media italiana è dell’ 8,45 per cento.
Infine un dato che può essere letto anche in modo positivo: è altissimo il numero di denunce contro gli usurai rispetto alla popolazione, 28 per l’esattezza, con una media del 2,8 per cento e con indice 310, ovvero il triplo della media nazionale e di gran lunga il più elevato in Italia.






