L’AQUILA – “La discussione di questi giorni sul riordino delle Province decise dal Governo sta veramente assumendo toni tragici per l’intero Abruzzo, perché da tutti gli interventi fatti emerge con forza una deprecabile ripresa del campanilismo che tanti danni ha portato e seguita a portare all’intera regione”.
Ad affermarlo è Gian Paolo de Rubeis, presidente provinciale dei Cattolici democratici d’Abruzzo.
“Se si dovesse veramente pensare ad una riforma, forse sarebbe stato il caso che il Governo tenesse la barra dritta con l’eliminazione di tutte le Province ed un riordino delle Regioni, tenuto conto di quello che sta accadendo in molte di esse che hanno indignato tutti gli italiani onesti.
Leggere addirittura che Di Biase si augura un terremoto a Pescara per risolvere gli annosi problemi della leadership regionale, ci sembra una tale sciocchezza che non merita ulteriori commenti. Noi a L’Aquila, purtroppo, lo abbiamo avuto e stiamo pagando a caro prezzo il dramma che ha colpito l’intera comunità e non auguriamo a nessuno di avere una simile esperienza, perché la distruzione materiale e’ ben poca cosa di fronte ai drammi personali, economici e sociali che si stanno pagando”.
“Leggere, ugualmente, un Consigliere regionale, Sospiri, che sostiene senza mezzi termini che Pescara deve essere il capoluogo minacciando non si sa bene cosa se non riaccendere pericolosamente il mai sopito campanilismo, e’ veramente vergognoso da chi dovrebbe avere il buon senso istituzionale di trovare le soluzioni per l’interesse dell’intera Regione. Pensare ad un efficace riordino, crediamo che la proposta uscita nei giorni scorsi dal CAL possa essere quella più corretta, se sarà seguita da una organizzazione efficace per tutti i territori”.
“Ci riferiamo ad una corretta organizzazione amministrativa, ad una divisione delle competenze in relazione alle vocazioni espresse negli anni dai vari territori per rilanciare un vero progresso che porti l’Abruzzo intero ad avere prospettive di vera crescita per le giovani generazioni”.
“L’Aquila e Teramo possono stare insieme, possono convivere così come e’ avvenuto nella storia senza che si perdano le identità di ciascuno, anzi potenziandole per sviluppare le aree interne di cui continuamente si parla, senza però mai abbozzare progetti strategici che potrebbero determinare un rilancio in termini economici e sociali da condividere con i territori di Pescara e Chieti. Queste, secondo noi, sono le corrette valutazioni che si dovrebbero fare, unendo gli sforzi di tutti e non come si cerca di apparire ricorrendo alle volgari espressioni campanilistiche. Ci auguriamo pertanto che nel prossimo Consiglio Regionale si raggiunga una proposta, da parte di tutte le forze politiche, che determini una scelta oculata e saggia, lontano, ripetiamo, da quel campanilismo becero che seguita a danneggiare l’intera Regione”.





