CHIETI – La prima delle due riunioni di oggi sulla questione del riordino delle Province è terminata senza far segnare alcuna novità di rilievo.

Dal vertice convocato in mattinata dal presidente della Provincia di Chieti, Enrico Di Giuseppantonio, che ha accolto l’istanza della minoranza e in particolare del Partito democratico, e pensato per riunire tutti i rappresentanti politici del territoriola posizione venuta fuori è rimasta sempre la stessa: l’autonomia della provincia teainta.

Chi era a favore di questa tesi ha ribadito la sua posizione, chi era contrario non si è neanche presentato a spiegare le proprie ragioni, visto che non c’erano rappresentanti né di Francavilla (Chieti) né di Lanciano (Chieti) che hanno fatto sapere di preferire Pescara a Chieti.

Solo il consigliere regionale Emilio Nasuti è intervenuto per ribadire quella che è stata la sua tesi sin dall’inizio e che in questo momento coincide con quella del presidente della Regione Gianni Chiodi per un’Abruzzo con una unica provincia.

Una soluzione, quella della mono-provincia, avversata da molti a Chieti, ma che non ha visto un netto rifiuto da parte del senatore Fabrizio Di Stefano: “Partendo dal presupposto che sono per un Abruzzo suddiviso in tre province, con Chieti e L’Aquila da sole e Pescara e Teramo insieme – ha detto infatti il senatore ai giornalisti – penso comunque che, se l’obiettivo è quello di salvaguardare la presenza degli uffici a Chieti, questo risultato può essere colto anche se scomparissero le province o ne rimanesse solo una”.

La prospettiva, invece, non piace assolutamente al senatore del Pd Giovanni Legnini: “Basta – ha detto il senatore – con furbizie e tentennamenti da parte di Chiodi e del Pdl, in base a cui il Consiglio regionale non decide nulla e rimette tutto in mano al governo nazionale che, con grande probabilità, deciderà per un Abruzzo diviso in due province: Chieti con Pescara e L’Aquila con Teramo, cosa che significa la morte cerca per Chieti e Teramo. Per noi questo è intollerabile”.

“O la politica abruzzese recupera quella funzione altra di sintesi e proposta oppure la soluzione non può che essere quella della suddivisione della regione in tre circoscrizioni provinciali”. Legnini ha cercato di sciogliere in questo modo i dubbi all’interno del suo partito che a Chieti si era espresso per la soluzione delle tre province ma al livello regionale per quella delle due macroaree, sempre fatta salva la posizione di Chieti-capoluogo all’interno della macroarea Chieti Pescara.

La proposta di Chiodi, però, non piace neanche al sindaco piediellino Umberto Di Primio e al presidente della Provincia Di Giuseppantonio, che vedono in questa posizione tutti i pericoli di una Regione che alla fine non decide nulla.

Di Primio dal canto suo ha continuato a insistere sul fatto che “ciò che bisogna portare avanti, oggi, è la difesa della provincia tutta e non della sola città di Chieti: se riducessimo tutto al ‘problema capoluogo’ saremmo perdenti fin dall’inizio e quale sindaco della mia città non intendo perdere una battaglia storica per la difesa di tutto il nostro territorio”. Non la pensa così il consigliere Nasuti, per cui “se Chieti dovesse perdere il ruolo di capoluogo, il resto della provincia non perde nulla”. (ar.ia.)