Pescara, 7 giu. – “Il tirocinio formativo rischia di diventare la nuova frontiera del lavoro nero e del sottosalario in Abruzzo”. È l’allarme lanciato oggi da Maurizio Acerbo (nella foto), consigliere regionale di Rifondazione comunista, e Corrado Di Sante, segretario provinciale, i quali si dicono preoccupati in particolare per quanto riguarda la provincia di Pescara, anche se il fenomeno sembra diffuso su tutto il territorio regionale.

Nei tirocini, dicono i due, “in troppi casi la formazione non viene impartita ed è vanificata la natura formativa del tirocinio. Si consente in pratica alle aziende – aggiungono – un utilizzo improprio dei tirocinanti nello svolgimento di attività ordinarie e la sostituzione di personale compensando così le carenze di organico”.

“Il risultato – continuano i due esponenti Prc – è che le imprese utilizzano manodopera sottopagata: 300 euro al mese, 3 euro l’ora, quasi compensi cinesi e senza contributi previdenziali. I tirocinanti vengono sfruttati per non assumere nuovo personale. Si tratta di un fenomeno di sfruttamento istituzionalizzato: nel 2007/2008 la Provincia ha speso 596 mila euro per 193 tirocini di cui solo 13 si sono concretizzati in contratti a tempo indeterminato”.

Rifondazione annuncia un’interrogazione all’assessore regionale Paolo Gatti, una richiesta di incontro al presidente della Provincia, Guerino Testa, e un incontro con le organizzazioni sindacali per sollecitare l’apertura di una vertenza sulla questione per definire standard di qualità e prevenire abusi.