L’AQUILA – “Vorrei fare una vera e propria confessione c’è stato un tempo in cui ero convinto che la soluzione del problema rifiuti per l’Abruzzo, passasse attraverso la costruzione di un termovalorizzatore; vi confesso che ne sono convinto ancora”.
Lo ha detto il consigliere regionale del Pdl ed ex assessore alla Sanità, Lanfranco Venturoni, durante il suo intervento in Consiglio, dov’è tornato per la prima volta oggi dopo la revoca dell’obbligo di dimora nel comune di Teramo per il coinvolgimento nell’inchiesta “rifiutopoli” della procura di Pescara.
“Non entrerò nel merito dell’inchiesta – ha detto – perché non è questa la sede della mia difesa e anche perché, lasciatemelo dire, sono convinto di non dovermi difendere da nessuna accusa visto che ho sempre ispirato la mia vita di uomo e di politico, a quelle fondamenta di onestà che mi vengono dalla mia famgilia, dalla mia formazione, dall’assoluto rispetto della legalità. Sempre e comunque”.
L’ex assessore ha sottolineato ancora che “del resto la stessa inchiesta che mi ha visto intercettato già in campagna elettorale e poi intercettato e addirittura filmato costantemente nel mio stesso studio di assessore, nessuna eccezione ha potuto sollevare sul mio agire in quel mare magnum della sanità regionale nel quale, e di questo mi vanto, ho cercato di navigare tenendo sempre ferma la barra dell’interesse pubblico”.
“Ovviamente – ha concluso Venturoni – di essere diventato l’attore protagonista di una infinita serie di candid camera giudiziarie non potevo saperlo visto che fino al giorno dell’arresto non mi è mai stato notificato nessun avviso di garanzia”.





