TERAMO – Esisterebbe “una sinergia tra certa ‘informazione’ e la magistratura” che indaga sui rifiuti. Lo sostiene la difesa del senatore Paolo Tancredi (nella foto), che nell’inchiesta condotta dalla Procura di Pescara ha ricevuto un avviso di garanzia.
Intanto continua la sfilata davanti ai giudici per gli interrogatori dell’inchiesta “rifiutopoli”: oggi è stata la volta del sindaco di Teramo, Maurizio Brucchi, mentre ha chiesto un rinvio il senatore del Pdl, Fabrizio Di Stefano, a causa “impegni istituzionali”.
LEGALE DI TANCREDI: ”LE ACCUSE? CONGETTURE INDIMOSTRATE”
L’avvocato Renato Borzone, in una nota, sottolinea come una parte della stampa offra una “necessaria stampella all’inesistente fondamento delle ipotesi di reato ipotizzate a carico del senatore Tancredi”.
In particolare, si riferisce a quanto pubblicato su un sito web abruzzese (primadanoi.it) che avrebbe pubblicato dichiarazioni attribuite a Tancredi ma rilasciate da altri “per modificare artatamente il significato della vicenda della locazione della sede di Forza Italia”, e per cui lo stesso avvocato ha annunciato una iniziativa legale.
Secondo la difesa del parlamentare teramano, “suscita sconcerto la leggerezza con cui viene recepita una ipotesi d’accusa che, anche ad una lettura superficiale, si fonda su congetture, salti logici, premesse assiomatiche e indimostrate per affermare un coinvolgimento penale in vicende solo ed esclusivamente di carattere politico”.
Per Borzone, che solleva anche il dubbio della competenza territoriale dei magistrati pescaresi in questa vicenda come della stessa ritualità procedurale, “prima o poi si troverà un giudice che farà giustizia di questa inchiesta”
SINDACO BRUCCHI PER TRE ORE DAI GIUDICI
TERAMO – “Oggi ho dato le prove testimoniali e non soltanto della mia assoluta estraneità ai fatti e anche al finanziamento”. Lo ha detto al termine dell’interrogatorio in Procura a Pescara, durato quasi tre ore, il sindaco di Teramo, Maurizio Brucchi, accusato di corruzione nell’ambito dell’inchiesta sui rifiuti, che la settimana scorsa ha portato all’arresto dell’assessore regionale alla sanità, Lanfranco Venturoni e dell’imprenditore Rodolfo Valentino Di Zio.
Durante l’audizione con i Pm, il sindaco ha presentato una memoria difensiva con alcuni documenti. Il primo cittadino di Teramo è coinvolto nella vicenda per un contributo elettorale di 20 mila euro ricevuto da Di Zio, su richiesta di Venturoni e del senatore Paolo Tancredi.
Secondo l’accusa il finanziamento aveva “quale espressa causale la promessa di attribuzione di un appalto senza gara” quello per la costruzione dell’inceneritore a Teramo. “Ho risposto a tutte le domande. – ha aggiunto Brucchi uscendo dal tribunale – Avevo chiesto io di essere sentito. Se prima ero sereno e tranquillo, adesso lo sono ancora di più”.
Domani mattina verrà ascoltato sempre in Procura a Pescara il senatore del Pdl Fabrizio Di Stefano, mentre mercoledì l’ex sindaco di Montesilvano Pasquale Cordoma, che ha chiesto lui stesso di essere ascoltato.
DI STEFANO (PDL) SALTA L’INCONTRO CON I PM
L’AQUILA – Non sarà interrogato domani dai Pm pescaresi il senatore Fabrizio Di Stefano, vice coordinatore regionale del Pdl, indagato nell’ambito dell’inchiesta “rifiutopoli”, che ha portato all’arresto dell’assessore regionale alla Sanità, Lanfranco Venturoni, ora sospeso, e dell’imprenditore Rodolfo Valentino Di Zio.
Di Stefano, al pari del senatore Tancredi, convocato dalla Procura nella giornata di domani, ha chiesto il rinvio per impegni istituzionali.
I Pm non hanno ancora fissato la nuova data dell’interrogatorio.
MALAVOLTA SENTITO PER LE CASE A VENTURONI
PESCARA – Il sostituto procuratore pescarese Anna Rita Mantini ha interrogato come persone informate sui fatti Romano Malavolta junior, ex presidente del Teramo Calcio, e sua moglie sugli immobili venduti all’assessore regionale sospeso alla Sanità, Lafranco Venturoni, agli arresti domiciliari assieme al “ras” dei rifiuti Rodolfo Di Zio nell’ambito dell’inchiesta “rifiutopoli”.
Due le trattative che sono finite sotto l’occhio della Procura, per un valore complessivo di oltre 1,8 milioni.
La prima riguarda la vendita dell’ufficio teramano di Malavolta alla Opi spa di Intesa San Paolo, che lo affitta alla Team, presieduta proprio da Venturoni. Lì viene posizionata la sede di due società, la stessa Team e la Team Tec, quest’ultima creata con il socio privato Di Zio per costruire il bioessicatore, progetto che ha dato origine a rifiutopoli.
Si tratta di un ufficio di lusso, 380 metri quadrati in via Delfico con vista sul Duomo, che però è ipotecato dalla Tercas. La Opi lo paga 1,2 milioni e l’ipoteca viene estinta, ma secondo la Procura l’immobile è stato sottovalutato.
La seconda operazione immobiliare sospetta non viene seguita direttamente da Malavolta, alle prese con una malattia, ma dalla moglie.
Questa volta a Venturoni vengono venduti due appartamenti, si più livelli, nel castello Della Monica, per complessivi 270 metri quadrati.
Il costo viene limato da 671 a 661 mila euro, dei quali però solo 60 mila in contanti: il resto del pagamento è l’accollamento di un mutuo ipotecario sempre presso la Tercas sull’abitazione di Malavolta. Venturoni lo estingue in appena un mese, con versamenti di 50 mila euro.
Anche in questo caso la Procura sostiene che l’alloggio è stato pagato troppo poco, visto che solo la ristrutturazione sarebbe costata 1,2 milioni.
Insomma, quello che gli investigatori vogliono capire è se esiste un fondo pagato in nero da Venturoni.
Accusa che Malavolta ha smentito davanti al magistrato, affermando di aver pagato sette anni prima 1 miliardo e 200 milioni per quella casa, all’incirca la stessa somma a cui l’ha rivenduta.
I CONSIGLIERI REGIONALI SAIA E ACERBO A MANIFESTAZIONE PRO MAGISTRATURA PESCARESE




