AVEZZANO – “Non vedo alcun rischio e svantaggio nella presenza di un socio privato, anche maggioritario, in Aciam, perché sono i privati che garantiscono il conferimento dei rifiuti solidi organici nell’impianto di Aielli, e che possono intervenire finanziariamente con aumenti di capitali, a tutela anche dei comuni soci, che hanno ristrettezze di bilancio: tutto quello che stiamo facendo, con il cambio di statuto, e con l’aumento di capitale è garantire il posto di lavoro a 92 dipendenti, e dare certezze e solidità alla società”.

Sulla complessa vicenda dell’Aciam, la società consortile dei rifiuti, composta da 48 comuni soci della Marsica e dell’Aquilano, e dal socio privato Tekneko dell’imprenditore Umberto Di Carlo, e che gestisce l’importante impianto di compostaggio e produzione di biogas di Aielli, interviene nell’intervista streaming ad Abruzzoweb, il presidente Maurizio Bianchini.

Questo dopo che il 14 novembre c’è stata l’assemblea straordinaria che ha approvato l’aumento di capitale per circa 800mila euro, la prima delle tre tranche per arrivare ai 2,4 milioni di euro nel 2026, per coprire l’intero debito accumulato, e per ottemperare al piano di risanamento concordato con il Tribunale di Avezzano. Assenti solo i comuni di Celano, Carsoli, Oricola, Pereto e Rocca di Botte. La ricapitalizzazione è passata con una ampia maggioranza del 64%.

“Il cambio dello statuto prima e l’aumento di capitale – spiega Bianchini -, sono due tappe di un percorso deciso a seguito di attente valutazioni, con il supporto di consulenti tecnici e finanziari. E tengo a sottolineare che la perdita a cui dobbiamo far fronte non è strutturale, ma contingente, dovuta all’aumento dei tassi di interesse sul nostro mutuo acceso per realizzare l’impianto di Aielli, che resta un gioiello, e dalle variazioni del costo del biogas che noi vendiamo”.

E tiene poi a precisare: “ora abbiamo approvato l’aumento di capitale, entro dicembre, dopo i passaggi normativi e procedurali stabiliti dalla legge, ciascun comune potrà decidere se versare o meno la sua quota economica, parametrata alle azioni che detiene. Ovvero potrà decidere se restare in Aciam o uscire, e nel secondo caso dovrà vendere le sue quote, ad un altro comune, o ad un privato. Ora la scelta passa ai Comuni, anche coloro che hanno votato la ricapitalizzazione, potranno decidere poi di fare un passo indietro e cedere le quote, nessuno li obbliga. Ma di fatto l’Aciam,  con le nuove norme, non fa servizio di raccolta e smaltimento rifiuti, e il Comune uscirebbe solo dalla gestione dell’impianto. Ma del resto se i loro rifiuti non vengono in essa conferiti, un Comune si accollerebbe solo il rischio di impresa, nel mantenere le quote”.

Insomma, potrebbero restare in Aciam, puntando su utili futuri, che però non si vedono all’orizzonte, sobbarcandosi però eventuali nuovi debiti.

Ed entriamo così nel merito del precedente, epocale passaggio, che si è verificato in Aciam, il cambio dello statuto, che consentirà ora al socio privato, che attualmente è la Tekneko di Di Carlo componente del cda di Aciam, a capo di un colosso con 1.137 dipendenti di 150 sulla sola Marsica e che ha attualmente ha il 46,8% delle quote, o anche in linea di principio ad altri privati, con la Tekneko che però ha un diritto di prelazione, di poter acquisire le quote cedute dai comuni.

Nel precedente statuto invece, datato 2005, c’era la suddivisione tra quote di tipo A, che possono essere acquisite e vendute sono tra enti pubblici, e di tipo B, che possono essere acquisite e vendute solo tra soci privati, di fatto cristallizzando la situazione di una maggioranza pubblica e di una minoranza privata. Passaggio che ha creato divisioni e polemiche, con alcuni comuni contrari. Ma che poi è stata avallato dalla maggioranza dei soci.

Ed ora se sarà Tekneko ad acquisire le quote cedute, diventerà socio maggioritario. Ai comuni spetta ora la scelta, e per dare una idea, il socio che detiene le maggiori quote dopo il privato, circa il 12%, è quello di Avezzano e il dibattito si è aperto se partecipare materialmente alla ricapitalizzazione con 290.000 euro, oppure vendere le quote.

Assicura dunque Bianchini: “l’aver unificato le due tipologie di quote con il cambio dello statuto, è un vantaggio innanzitutto per i Comuni, che ora potranno più agevolmente decidere di tenere le quote o venderle, sia ad un privato che ad un altro ente pubblico”.

E seppure, come è a dir poco probabile l’acquirente sarà Tekneko o in linea di principio un altro operatore privato, prosegue Bianchini, “non vedo alcun rischio, anzi due importanti vantaggi di una presenza forte del privato in Aciam”.

Il primo è il seguente: “l’Aciam non fa raccolta dei rifiuti, gestisce l’impianto di Aielli, che è un gioiello a livello nazionale, ma che funziona solo con uno stoccaggio importante di ‘frazione organica del rifiuto solido urbano’, la forsu, che lì diventa compost e biogas che poi vendiamo, e servono circa 80.000 tonnellate l’anno. Una fornitura che oggi garantisce il privato e con essa la continuità industriale e il funzionamento dell’impianto, e i posti dei lavori. Salvo che i Comuni stessi siano in grado di garantire questa continuità di conferimento. Ma i Comuni fanno le gare per il servizio di raccolta e smaltimento in autonomia, e il privato che vince il bando non ha nessun obbligo di portare la forsu all’impianto di Aielli, può scegliere impianti anche altrove, fuori regione. Quindi la garanzia di avere queste tonnellate necessarie al funzionamento dell’impianto non sono garantite in una Aciam in mano al pubblica”.

E poi c’è una seconda ragione, ovvero che “un privato chiunque esso sia, può ricapitalizzare l’azienda, con operazioni di prestiti personali, cosa che le pubbliche amministrazioni, con il loro vincoli e ristrettezze di bilancio avrebbero difficoltà a fare. Un aspetto non secondario, in una congiuntura di mercato assai variabile, dove il rischio di perdite per fattori congiunturali sono sempre al varco”.