L’AQUILA – “Non è che è stato preso un abbaglio, sono stati valutati male gli atti o meglio, molti atti non li avevano e oggi abbiamo presentato una memoria difensiva”.

Lo ha detto l’avvocato Leonardo Casciere, che assieme al collega Antonio Ioannucci assiste Gianfranco Iacoboni e Angelo Iacomini, rispettivamente sindaco e assessore nonché ex vice sindaco del Comune di Magliano de’ Marsi.

I due sono finiti agli arresti domiciliari assieme agli imprenditori Franco e Sergio Celi nell’ambito dell’operazione “Penelope” coordinata dalla Direzione distrettuale antimafia dell’Aquila. Tutti e quattro sono stati interrogati oggi al tribunale del capoluogo.

CASCIERE: ”NE’ DATO NE’ AVUTO, NON C’E’ CORRUZIONE”

“Abbiamo dimostrato documentalmente – ha detto Casciere all’uscita – che la delibera era legittima e tutti gli atti sottostanti erano la prova che la Regione conosceva e aveva autorizzato quella particella che era stata data a Celi per compensazione”.

Secondo il legale di Iacoboni e Iacomini, insomma, “noi non abbiamo dato nulla, non vi può essere corruzione perché non abbiamo ottenuto nulla né abbiamo dato”.

Raccontando nel dettaglio il colloquio dei suoi due assistiti, Casciere ha spiegato che “Iacomini ha chiarito con certezza matematica che non c’è stata nessuna dazione di denaro per quanto riguarda la polisportiva. Comunque se l’ha fatto, l’abbiamo fatto fare a tutti, quindi normalmente succedeva. Per quanto riguarda Iacoboni – ha proseguito – ha chiarito che per tutti ha richiesto il posto di lavoro e l’ha richiesto anche per quel ragazzo, assunto l’anno dopo”.

Nel complesso, la valutazione di Casciere, “un interrogatorio molto attento da parte di tutti gli indagati. Hanno chiarito in maniera precisa tutti gli aspetti della vicenda – ha concluso – e soprattutto hanno dimostrato senza ombra di dubbio che quella delibera è legittima e poteva essere emessa tranquillamente”.

MILO: ”I CELI CONSIDERATI ESPERTI E PROFESSIONALI”

“Speriamo che le risposte date convincano il Gip, in relazione anche all’istanza di revoca della misura degli arresti domiciliari che abbiamo presentato”.

Lo ha detto l’avvocato Antonio Milo, che assieme al collega Giancarlo Paris assiste Gianfranco (detto Franco) e Sergio Celi, imprenditori originari di Massa d’Albe (L’Aquila), anch’essi finiti agli arresti domiciliari e interrogati oggi.

Al termine, Milo ha affermato che “hanno risposto in maniera chiara e puntuale a tutte le contestazioni, noi siamo soddisfatti. Voglio ricordare – ha aggiunto – che la ditta Celi opera da oltre sessant’anni nel mercato ed è sempre stata considerata di comprovata esperienza ed estrema professionalità”.

L’INCHIESTA

L’inchiesta è stata chiamata “Penelope” per l’abilità degli indagati “a fare e disfare corrispondenza ufficiale tra enti e impresa concordandone i contenuti tra mittente e destinatario”.

Numerosi i reati contestati: dalla corruzione alle violazioni ambientali, dal furto all’abuso d’ufficio.

Coinvolte, a vario titolo, 11 persone tra pubblici amministratori, imprenditori e professionisti.

L’indagine ha portato al sequestro di beni per 10 milioni, tra cui una cava nella Marsica, parte di un impianto di calcestruzzo all’Aquila e sei ville a schiera a Carsoli (L’Aquila).